20
FEB
2018
Area Psichiatrica

Uso di Benzodiazepine e rischio di frattura dell’anca in pazienti con e senza demenza [Numero 2. Febbraio 2018]


Titolo originale: Risk of hip fracture in benzodiazepine users with and without Alzheimer disease
Autori: Saarelainen L, Tolppanen AM, Koponen M, Tanskanen A, Sund R, Tiihonen J, Hartikainen S, Taipale H.
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: J Am Med Dir Assoc. 2017;18:87.e15-87.e21
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione:

L’incidenza di frattura dell’anca aumenta con l’età, ed essa è associata a prognosi sfavorevole nell’anziano sia in termini di mortalità che di qualità di vita. I soggetti con malattia di Alzheimer (MA) hanno un rischio doppio di frattura dell’anca rispetto ai soggetti non affetti. Inoltre i pazienti con demenza hanno un aumentato rischio di morte, delirio o istituzionalizzazione dopo frattura dell’anca, comparati con i non dementi. Anche numerosi farmaci sono associati ad un aumentato rischio di frattura dell’anca. Le benzodiazepine (BZD) sono ampiamente usate in soggetti con MA anche a lungo termine. Tuttavia esse possono peggiorare l’andatura e l’equilibrio negli anziani. Precedenti studi hanno riscontrato un aumento del 30-40% del rischio di frattura dell’anca in soggetti trattati con BZD, tuttavia nessuno studio specifico era stato finora eseguito in soggetti con demenza. Lo scopo di questo studio è stato pertanto indagare l’associazione tra uso di BZD e rischio di frattura dell’anca in soggetti istituzionalizzati con MA, confrontandoli con soggetti non dementi.

Metodi:

Per questo studio sono stati usati i dati del registro nazionale finlandese sulla MA. La popolazione dello studio include tutti i soggetti istituzionalizzati con diagnosi di MA in Finlandia nel periodo 2005-2011. Oltre alla diagnosi, sono stati raccolti dati su condizioni socioeconomiche, comorbilità, uso di farmaci, ospedalizzazione e mortalità. Sono state analizzate le date della prima ospedalizzazione per frattura dell’anca avvenuta dopo diagnosi di MA, identificate tramite codici ICD-9 per patologia. In tali pazienti è stata valutata la durata dell’ospedalizzazione e la mortalità post-frattura. Gli stessi parametri sono stati rilevati in una popolazione di controllo non affetta da MA, in rapporto numerico 1:2. Il rischio di frattura associato all’uso di BZD è stato confrontato in affetti da MA e controlli. Lo stesso è stato fatto per durata di ospedalizzazione e mortalità post-frattura.

Risultati:

Lo studio ha incluso 46.373 soggetti con MA e 96.747 controlli. In totale, 9782 persone con MA (il 21.1%) e 11.871 controlli (il 12.8%) hanno assunto BZD durante il periodo di osservazione (P <0.0001). Nel gruppo con MA il tempo medio dalla diagnosi all’assunzione di BZD era 423 gg, mentre nei controlli era 492 gg. L’uso di BZD era associato a più giovane età, minor numero di comorbilità e più basse condizioni socioeconomiche in soggetti con MA.

In totale, 2075 persone con MA (il 4.5%) e 2135 controlli (il 2.3%) hanno avuto una frattura dell’anca durante il periodo di osservazione. Il tasso di eventi corretto per età era più alto in soggetti con MA (2.51 /100 persone anno) rispetto ai controlli (1.35 /100 persone/anno). L’uso di BZD era associato ad un aumentato rischio di frattura all’anca sia in soggetti con MA sia nei controlli (odds ratio 1.43 e 1.58, rispettivamente). Anche gli ipnoinducenti non benzodiazepinici erano associati ad aumentato rischio, sia in MA sia nei controlli. L’uso di BZD in soggetti con MA era associato a decorso ospedaliero superiore a 4 mesi dopo frattura (odds ratio 1.90). In totale 541 persone (il 26.1%) con MA e 543 controlli (il 25.4%) erano morti entro un anno dalla frattura all’anca. L’uso di BZD non era associato ad aumento di mortalità nè in pazienti con MA nè nei controlli.

Discussione:

I risultati di questo studio hanno mostrato una associazione tra frattura dell’anca e uso di BZD sia in soggetti con MA sia nei controlli. Tuttavia l’uso di BZD si associava a decorso ospedaliero superiore a 4 mesi solo nei soggetti con MA. Inoltre esso non comportava aumentata mortalità dopo frattura dell’anca nè nei soggetti con MA nè nei controlli. Sebbene il rischio relativo di frattura fosse simile in pazienti con MA e controlli che assumevano BZD, il tasso di eventi corretto per età era significativamente superiore in soggetti con MA. Un dato interessante è che l’uso non solo di BZD, ma anche di altri ipnoinducenti non benzodiazepinici (farmaci Z) si associava a rischio simile di frattura in MA e controlli. Negli ultimi anni, parallelamente all’incremento dei casi di demenza, è aumentato anche l’uso di BZD in questi pazienti, dato che sono usate spesso per gestire agitazione e disturbi del sonno. E’ pertanto necessario razionalizzare il trattamento con BZD per diminuire il rischio di frattura dell’anca in questa popolazione. Il rischio di frattura è aumentato anche in soggetti non dementi, tuttavia i soggetti con demenza sono ad aumentato rischio di delirio dopo frattura e le BZD aumentano ulteriormente tale rischio. Inoltre l’uso di BZD è associato a declino funzionale, peggioramento del controllo posturale e ostacola il recupero e la riabilitazione post-frattura in pazienti con MA. Pertanto, per minimizzare gli effetti avversi, l’uso di BZD dovrebbe essere limitato al più breve tempo possibile nel trattamento sintomatico di disturbi connessi a MA.

Commenti del revisore-importanza per la Medicina Generale:

La frattura dell’anca è spesso un evento drammatico per l’anziano, poichè comporta perdita dell’autonomia ed elevato rischio di tutte le complicanze legate all’allettamento, con evoluzione spesso sfavorevole. E’ necessario quindi fare tutto il possibile per prevenire questa condizione, correggendone i possibili fattori predisponenti. Oltre ovviamente all’osteoporosi, una particolare attenzione deve essere prestata all’uso di farmaci potenzialmente in grado di dare ottundimento o disturbi dell’equilibrio. Per la frequenza con cui sono usate, BZD ed ipnoinducenti in genere sono la categoria maggiormente sotto osservazione. Le BZD sono infatti massicciamente utilizzate nell’anziano per gestire l’ansia e l’insonnia. Tuttavia bisogna ricordare che l’uso delle BZD da scheda tecnica non dovrebbe superare le 8 settimane per l’ansia e le 4 settimane per l’insonnia. L’uso cronico delle BZD è quindi fortemente scorretto, anche per il rischio di tolleranza e dipendenza. Ciò vale a maggior ragione nell’anziano che è più esposto ad accumulo e interazioni farmacologiche che possono incrementarne gli effetti avversi. Le BZD sono farmaci preziosi quando necessario, ma il loro uso deve essere limitato all’acuto. Un errore comune, anche da parte di specialisti, è prescrivere BZD senza indicare una data di fine terapia, cosa che non dovrebbe mai succedere. E’ compito quindi del MMG accertarsi che i propri pazienti anziani inizino un trattamento con BZD solo quando opportuno e alle dosi minori possibili e, soprattutto, che non continuino la terapia indefinitamente.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 20 febbraio 2018
Articolo originariamente inserito il: 20 febbraio 2018
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