26
APR
2017
Area Psichiatrica

Schizofrenia e diabete, due patologie associate? [Numero 4. Aprile 2017]


Titolo originale: Impaired glucose homeostasis in first-episode schizophrenia: a systematic review and meta-analysis
Autori: Pillinger T, Beck K, Gobjila C, Donocik JG, Jauhar S, Howes OD.
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: JAMA Psychiatry. 2017;74:261-269
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione
Come risulta da precedenti studi epidemiologici, i pazienti affetti da schizofrenia hanno una aspettativa di vita inferiore di 15-30 anni rispetto alla popolazione generale e questa mortalità non è prevalentemente legata a condizioni neuropsichiatriche, ma per il 60% è dovuta a patologie cardiovascolari. Il tasso di diabete tipo 2 è 2-3 volte più elevato in pazienti schizofrenici rispetto alla popolazione generale, con una prevalenza tra il 10 e il 15%. Questo aumentato rischio potrebbe essere dovuto alla patologia psichiatrica in sé, ma anche al degrado conseguente alla patologia cronica o all’effetto dei farmaci antipsicotici. Questo studio è una metanalisi di tutti precedenti lavori che hanno valutato i livelli glicemici in pazienti al primo episodio di psicosi, al fine di appurare se le alterazioni del metabolismo glucidico fossero presenti già all’esordio della malattia.

Metodi
Sono stati analizzati tutti gli studi caso-controllo sinora eseguiti riguardanti i disordini del metabolismo glucidico in pazienti con schizofrenia all’esordio. In particolare, livelli glicemici basali e dopo carico, insulinemia, insulino-resistenza e livelli di emoglobina glicata sono stati comparati tra pazienti schizofrenici all’esordio e controlli sani. Sono invece stati esclusi dallo studio i pazienti che assumevano già farmaci antipsicotici, o con comorbilità metaboliche in grado di alterare il metabolismo glucidico. E’ stata anche valutata l’influenza di BMI, dieta, attività fisica e appartenenza etnica.

Risultati
In totale 16 studi caso-controllo rispettavano i requisiti previsti e sono stati considerati per l’analisi. I livelli ematici di glucosio erano significativamente più elevati nei pazienti rispetto ai controlli (95% CI 0.02-0.38; P = 0.03), e rimanevano più elevati anche considerando l’influenza di dieta, esercizio fisico e gruppo etnico. Anche i valori glicemici dopo carico di glucosio erano significativamente più elevati in pazienti affetti da schizofrenia che nei controlli (95% CI 0.16-1.05; P = 0.007). Lo stesso dicasi per i livelli di insulina (95% CI 0.03-0.91; P = 0.04) e per il grado di insulinoresistenza (95% CI 0.14-0.55; P = 0.001). Al contrario i livelli di emoglobina glicata non differivano significativamente tra pazienti e controlli.

Discussione
I risultati mostrano che pazienti con schizofrenia presentano aumentati livelli glicemici, ridotta tolleranza glucidica, aumentata insulinemia e insulino resistenza, tutti già presenti all’esordio della malattia. Queste alterazioni sono presenti anche in pazienti che non hanno mai assunto antipsicotici, e permangono applicando correzioni per BMI e razza. Tali dati dimostrano che le alterazioni del metabolismo glucidico sono correlate di per sé alla schizofrenia e non secondarie ad una condizione di cronicità o all’uso di farmaci antipsicotici. Teoricamente, ciò potrebbe anche essere dovuto ai diversi stili di vita tra pazienti schizofrenici e controlli, tuttavia parecchi meccanismi giustificano il legame tra schizofrenia e diabete. Entrambe le patologie sono associate a disturbi dello sviluppo nella primissima infanzia, quali basso peso alla nascita, parto pretermine, malnutrizione e obesità materna. Alcuni studi confermano che i danni subiti nelle prime fasi dello sviluppo intrauterino possono condurre sia a alterazioni del metabolismo glucidico sia a schizofrenia. Anche stress e ipercortisolemia hanno un ruolo in entrambe le patologie, visto che i soggetti con psicosi hanno più elevati livelli di cortisolemia basale e più elevato picco mattutino di cortisolo rispetto ai controlli. Studi sperimentali hanno anche individuato geni di suscettibilità comuni tra le due patologie e mediatori biochimici condivisi. In sintesi questo studio ha dimostrato la predisposizione dei soggetti con schizofrenia a sviluppare diabete tipo 2. Questo riscontro ha importanti implicazioni cliniche. Dato che molti farmaci antipsicotici possono avere un effetto negativo sul metabolismo glucidico, sarebbe opportuno scegliere l’antipsicotico con minore impatto sul metabolismo e alla dose minore possibile. Inoltre questi pazienti dovrebbero essere sottoposti a periodici screening per diabete, oltre ad incentivare esercizio fisico e controllare la dieta.

Commenti del relatore-importanza per la Medicina Generale
In caso di pazienti con gravi disturbi psichiatrici, c’è sempre il rischio che la gestione della patologia psichica principale focalizzi tutta l’attenzione di medici e familiari portando a tralasciare altre comorbilità associate e a trascurare la prevenzione. Ciò è certamente dovuto alle oggettive difficoltà di gestione di un paziente con psicosi e alla compliance solitamente scarsa. Tuttavia, una volta stabilita una terapia cronica, non bisogna dimenticare che il paziente psichiatrico ha un rischio doppio di sviluppare diabete rispetto alla popolazione generale, nonché un’elevata mortalità per patologie cardiovascolari. Inoltre la terapia antipsicotica comporta un ulteriore aumento del rischio cardiovascolare, dato che la maggior parte dei farmaci più usati per il trattamento della schizofrenia comporta tanto un allungamento del QT, quanto un peggioramento del profilo metabolico, con rischio di diabete e obesità. E’ quindi opportuno che il MMG consideri i propri pazienti psicotici come soggetti ad elevato rischio cardiovascolare e li sottoponga a periodici screening metabolici e visite cardiologiche.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 26 aprile 2017
Articolo originariamente inserito il: 26 aprile 2017
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