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GEN
2013
Area Pneumologica

La BPCO è una patologia rara? Prevalenza in fumatori over 40 nella pratica di medicina generale in germania [Numero 8 – Articolo 2. Gennaio 2010]


Titolo originale: Is COPD a rare disease? Prevalence and identification rates in smokers aged 40 years and over within general practice in Germany
Autori: Christian Gingter, Stefan Wilm, Heinz-Harald Abholz
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Family Practice 2009; 26: 3-9
Recensione a cura di: Carlo Fedele Marulli
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Introduzione
La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è definita dalle linee guida GOLD come un quadro nosologico caratterizzato dalla progressiva limitazione del flusso aereo non completamente reversibile. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio e si stima che 80-90% dei soggetti affetti da BPCO sia fumatore. L’inquinamento ambientale è un altro importante fattore di rischio per lo sviluppo di questa patologia. Esaminando la letteratura l’incidenza della BPCO appare elevata, nonostante nei paesi industrializzati fumo ed inquinamento siano in diminuzione. Per ottenere una stima della prevalenza del fenomeno, la medicina generale rappresenta un ottimo punto di sorveglianza. Dieci studi condotti negli ultimi 20 anni nella medicina generale hanno evidenziato una prevalenza di BPCO tra i fumatori variabile dal 13,1 al 92,1 %. L’obiettivo di questo studio è di valutare, nella pratica di medicina generale tedesca, la prevalenza della BPCO nei fumatori.

Materiali e metodi
Sono stati coinvolti 28 ambulatori di medicina generale impegnati nell’insegnamento a studenti universitari. Da Febbraio ad Aprile 2007 sono stati selezionati pazienti fumatori di età superiore a 40 anni, definendo come fumatori soggetti che avevano fumato per più di tre anni e che avevano smesso negli ultimi tre anni. I pazienti hanno compilato il St George’s Respiratory Disease Questionnaire (SGRQ) sulle abitudini tabagiche e sintomi presentati (1). Tutti i partecipanti, ad eccezione dei pazienti con BPCO o asma noti, sono stati sottoposti a spirometria e misurazione del picco di flusso espiratorio. I soggetti con test positivo per ostruzione polmonare sono stati riesaminati 15 minuti dopo somministrazione di un broncodilatatore allo scopo di escludere asma o altre patologie. Alla fine di ogni giornata ad ogni medico è stato chiesto di esprimere una propria opinione senza conoscere il risultato dei test.

Risultati
Dei 3157 pazienti che si sono recati nei 28 ambulatori, 538 erano fumatori e di questi 437 hanno accettato di partecipare allo studio (81% di partecipazione). Cinque sono stati esclusi per motivi medici (scompenso cardiaco, recenti interventi chirurgici, schizofrenia) o difficoltà nell’esecuzione della spirometria. In totale sono stati esaminati 432 pazienti, di questi 34 avevano una diagnosi di asma o BPCO (15 BPCO e 19 asma) e 398 sono stati sottoposti a spirometria. Sono stati accertati 15 nuovi casi di BPCO e 10 nuovi casi di asma. Complessivamente, sono stati riscontrati 30 pazienti con BPCO, ossia una prevalenza del 6,9% nell’intero gruppo di studio.

Discussione
Questo studio evidenzia una prevalenza di BPCO molto bassa in confronto ad altri studi eseguiti nell’ambito della medicina generale. Gli autori ritengono che tale discrepanza sia dovuta a differenti procedimenti di selezione dei pazienti, ad un tasso di partecipazione relativamente basso e all’uso di diverse definizioni di BPCO, tutti fattori che possono aumentare la probabilità di generare dei bias. Lo studio non è stato pubblicizzato in precedenza, in modo da evitare una autoselezione da parte degli stessi pazienti che potevano recarsi dal proprio medico indipendentemente dallo studio in corso. L’unico altro studio che ha evitato che avvenisse tale processo di autoselezione è di Vandevoorde et al. del Belgio, anche se il tasso di partecipazione ottenuto è stato solo del 22% (2). Diaz et al. dalla Spagna hanno invece selezionato i pazienti su invito, ottenendo tuttavia una grande risposta con un tasso di partecipazione vicino al 90%, il che rende poco probabile un bias di selezione (3). Gli altri studi presi in considerazione hanno utilizzato dei criteri di inclusione molto selettivi (ad es. accettando solo quei soggetti che erano positivi ad un questionario) determinando l’esclusione di potenziali partecipanti. Frank et al. hanno esaminato solo quei pazienti a cui avevano precedentemente distribuito il Respiratory Health Questionnaire ottenendo un tasso di partecipazione del 32,9% (4). Altri studi, invece, hanno utilizzato criteri diagnostici per la BPCO differenti con il rischio di aver incrementato il numero di soggetti con diagnosi positiva. Van Schayck et al. in Olanda hanno definito come a rischio di sviluppare BPCO, i soggetti con FEV1<80% adattato per età, sesso e altezza. Nel gruppo dei partecipanti, il 21% aveva un FEV1 ridotto (5). Gli autori prendono in considerazione anche i possibili bias del loro studio:

  • possibile auto-selezione da parte dei pazienti che rifiutano di sottoporsi ai test: problema comunque comune a tutti gli altri studi
  • utilizzo di uno spirometro portatile ed esecuzione solo di tre misurazioni, rispetto alle tre su otto misurazioni proposte dall’American Thoracic Society
  • coinvolgimento esclusivo dei medici di medicina generale impegnati nell’insegnamento a studenti universitari: si ritiene comunque non vi sia differenza tra i medici partecipanti e la situazione generale della medicina generale in Germania.

Tenendo conto di tutte queste considerazioni, gli autori ritengono che il basso tasso di prevalenza riscontrato sia una reale espressione della situazione in Germania e che gli altri studi esaminati avevano bias di selezione che potevano produrre un alto tasso di prevalenza. I dati sono inoltre in accordo con la pratica quotidiana dei medici in cui si assiste ad una riduzione progressiva di questa patologia, espressione anche degli sforzi messi in atto con le campagne anti-fumo e la politica contro l’inquinamento ambientale.

Commenti del revisore
Anche nel nostro setting la BPCO ha una bassa prevalenza, (2,9% nell’Audit Pneumo condotto da medici Simg Marche-Abruzzo) anche in condizioni di particolare attenzione al problema quale si realizza nell’ambito di studi e ricerche ad essa dedicate; inoltre si registrano valori di prevalenza /incidenza più bassi quando la diagnosi è confermata da test diagnostici come la spirometria. Queste considerazioni sono in netto contrasto con le dichiarate sottostime che sono consegnate in letteratura ed in parte ciò dipende dagli errori di selezione di cui si parla nell’articolo

Bibliografia

  1. Jones PW, Quirk FH, Baveystock CM, Littlejohns P. A self-complete measure of health status for chronic airflow limitation. The St. George’s respiratory questionnaire. Am Rev Respir Dis 1992; 145: 1321–1327.
  2. Vandevoorde J, Verbanck S, Gijssels L, et al. Early detection of COPD: a case finding study in general practice. Respir Med 2007; 101: 525–530.
  3. Dìaz JIJ, de Castro Mesa C, Gontàn G, Salamanca MJ, Lòpez de Castro F. Prevalence of chronic obstructive pulmonary disease and risk factors in smokers and ex-smokers. Arch Broncopneumol 2003; 39: 554–558.
  4. Frank L, Hazell ML, Linehan MF, Frank PI. The diagnostic accuracies of COPD in general practice: the results of the MAGIC study. Prim Care Respir J 2006; 15: 286–293.
  5. Van Schayck CP, Loozen JMC, Wagena E, Akkermans RP, Wesseling GJ. Detecting patients at a high risk of developing chronic pulmonary disease in general practice: cross sectional case finding study. BMJ 2002; 324: 1370–1373.
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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 23-gen-10
Articolo originariamente inserito il: 21-gen-10
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