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La prevalenza dei disturbi muscolo-scheletrici è sistematicamente maggiore nelle donne rispetto agli uomini

Numero 7 - Articolo 3. Ottobre 2006
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Titolo Originale: Prevalence of Musculoskeletal Disorders Is Systematically Higher in Women Than in Men
Autori: Wijnhoven, Hanneke A. H., De Vet, Henrika C. W., Picavet H., Susan J.
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Clinical Journal of Pain. 22(8):717-724, October 2006.
Recensione a cura di: Renato Seller

 

Introduzione
Il dolore muscolo-scheletrico costituisce un rilevante problema sociale per la sua alta prevalenza, per i suoi alti costi sia in termini economici sia di disabilità che di riduzione della qualità di vita. Numerosi studi hanno evidenziato una maggiore prevalenza del dolore muscolo-scheletrico nelle donne e comprenderne le cause potrebbe condurre a migliori strategie preventive e gestionali. In letteratura, al momento attuale, non esistono studi che prendono in esame il dolore muscolo-scheletrico considerandone la localizzazione, la severità e la durata. Questo studio tiene conto dei risultati di un precedente lavoro che evidenziava una maggiore incidenza nel sesso femminile del dolore muscolo-scheletrico in tutte le sedi tranne che a livello del rachide lombare e ginocchia, in fasce d’età comprese tra 25 e 64 anni. Gli obiettivi del presente studio erano:

  1. Verificare i dati di studi precedenti ed in particolare evidenziare le eventuali discrepanze;
  2. Valutare le eventuali differenze tra i due sessi in merito a localizzazione ed a durata del dolore;
  3. Valutare le eventuali differenze di prevalenza del Dolore Cronico Persistente.

 

Materiali e metodi
La ricerca esamina e confronta i dati di due studi di popolazione: DMC3 ( Dutch population- based Musculoskeletal Complaints and Consequences Cohort study ) e MORGEN (Monitoring Project on Risk Factors for Chronic Diseases). Il DMC3 esaminava un campione di popolazione residente in Olanda di età superiore ai 25 anni. I dati sono stati ottenuti mediante la compilazione di un questionario inviato per posta nel 1998 (dati di base). La successiva valutazione sugli stessi soggetti è avvenuta 6 mesi più tardi. La risposta è stata del 52 % per le donne e il 42 % per i maschi. Le domande esploravano le sedi del dolore (collo, spalla, rachide dorsale e lombare, gomito, polso- mano, anca, ginocchio, caviglia e piede). Per ogni sede veniva richiesta la durata, l’intensità del dolore con l’utilizzo di una cala numerica (1=dolore minimo e 10= il dolore peggiore che si possa immaginare) e la presenza del dolore sia allo stato attuale e sia precedente con riferimento all’ultimo anno. Lo studio MORGEN comprendeva un campione randomizzato di popolazione nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 59 anni residente in tre diverse città olandesi (Amsterdam, Maastricht e Doetincam) a cui veniva mandato un questionario da compilare. Lo studio prese avvio nel 1993 e continuò fino al 1997: questi dati costituirono i dati di base. Una nuova valutazione sugli stessi soggetti venne eseguita negli anni 1998 fino al 2002. Sono stati esaminati diverse sedi di localizzazione dolorosa e per ciascuna sede è stata rilevata la durata (presenza al momento dell’indagine, presenza nell’ultimo anno, durata del dolore).

 

Risultati
L’analisi statistica aveva previsto di calcolare la percentuale di prevalenza utilizzando i seguenti parametri in rapporto alla durata del dolore:

 

 

  1. prevalenza del dolore nell’ultimo anno
  2. prevalenza del dolore al momento dell’indagine
  3. prevalenza del dolore cronico (definito dalla durata maggiore di tre mesi)
  4. prevalenza del dolore persistente (definito dalla presenza del dolore nella prima valutazione e nella valutazione successiva a sei emsi).

 

Secondo lo studio DMC3 il 69% degli uomini ed il 73% delle donne dai 25 ai 64 anni segnalavano dolore muscolo-scheletrico durante l’ultimo anno, il 53% degli uomini ed il 57% delle donne presentavano un dolore al momento dell’indagine, il 39 % degli uomini ed il 45% delle donne riferivano dolore cronico e il 25% degli uomini ed il 32% delle donne riferivano dolore persistente. Il tasso di prevalenza del dolore, in ambedue gli studi considerati, era più alto nelle donne che negli uomini in tutte le sedi in esame; inoltre le donne segnalavano dolore contemporaneamente in più sedi. I parametri relativi alla durata e alla sede anatomica erano simili. In entrambi gli studi l’associazione tra sesso e dolore indicava una prevalenza maggiore nelle donne, ma nello studio DMC3 il dolore al gomito,al rachide lombare ed al ginocchio non presentava differenze significative tra i due sessi, al contrario di quanto si verificava nel MORGEN. La severità del dolore in ambedue gli studi risultava maggiore nelle donne.

 

Discussione
Lo studio dimostra che la prevalenza e la durata di dolore muscolo-scheletrico è maggiore nel sesso femminile in quasi tutte le sedi in esame, nella popolazione olandese dai 25 ai 64 anni, e questo emerge da ambedue le indagini considerate.
Le sedi maggiormente interessate dal dolore nel sesso femminile risultano essere anca e polso/mano mentre non si rileva differenza significativa tra i due sessi per quanto riguarda il dolore al rachide lombare ed al ginocchio, come evidenziato anche in altri studi su popolazioni differenti. Questi risultati mostrano l’importanza del fattore sesso nella prevalenza del dolore muscolo-scheletrico e sottolineano la necessità di ulteriori studi di approfondimento. Altro risultato è che la prevalenza di dolore cronico muscolo-scheletrico nella popolazione adulta esaminata è elevato: il 42% riferisce dolore cronico e di essi il 55% presenta dolore cronico persistente (dolore presente anche nei sei mesi precedenti). Le motivazioni di queste differenze tra i due sessi potrebbero essere:

 

 

  • Le donne sono più propense a riferire il dolore.
  • Le donne sono più vulnerabili per fattori legati al sesso (ormonali e fisiologici)
  • Le donne hanno una diversa sensibilità al dolore o fattori condizionanti di natura psicologica e sociale
  • Le donne sono più degli uomini esposte ai fattori di rischio sia durante il lavoro sia nelle occupazioni domestiche.

 

Ulteriori studi sono necessari per comprendere le motivazioni di queste differenze tra i sessi. Lo scopo ultimo dovrebbe essere quello di sviluppare migliori strategie preventive e di gestione per il dolore muscolo-scheletrico sia negli uomini che nelle donne.

 

Commento dei revisori
La differenza della prevalenza di dolore muscolo-scheletrico tra i due sessi è sembrata argomento meritevole di approfondimento. Questo studio non fornisce elementi adeguati a chiarire le cause della diversa prevalenza nei sessi e la definizione diagnostiche del dolore muscolo-scheletrico presenta dei limiti in ragione del fatto che tiene conto solo della sede, durata e della intensità. Vi sono evidenze infatti in letteratura che i parametri con grado di evidenza A, secondo l’Agenzia della Salute Americana, nella valutazione del dolore sono la percezione del dolore da parte del paziente (tollerabilità) e l’impatto sulla qualità di vita (capacità di svolgere le attività quotidiane). Altro limite intrinseco alla metodica è la rilevazione dei dati tramite questionario inviato per posta, che verosimilmente tende ad enfatizzare la prevalenza del dolore persistente. Pregi dello studio sono comunque l’ampiezza del campione esaminato e la sua durata nel tempo (1998 – 2002).

 

Rilevanza per la Medicina Generale
Questo studio ha avvalorato i dati che derivano dalle ricerche della Medicina Generale Italiana (Studio IPSE – SIMG, 2005) in cui si conferma la maggiore prevalenza di dolore muscolo-scheletrico nel sesso femminile. Per contro il dato riportato sulla prevalenza del dolore cronico e del dolore persistente in entrambi i sessi, di età compresa tra i 25 ed i 64 anni (rispettivamente 44% e 24 %) è più elevato di quello rilevato da IPSE. E’ possibile che la casistica esaminata non rappresenti in modo corretto la popolazione dei nostri pazienti ambulatoriali, oppure che il nostro orecchio non sia così attento ad identificare il problema dolore nei pazienti, ma più realisticamente gli strumenti utilizzati (questionario postale, rilevazione della sola intensità e durata) può esporre a sovrastimare il problema . Quanto emerso costituisce comunque uno stimolo affinché il Medico di Medicina Generale riesca a meglio identificare il problema dolore nelle pazienti e quindi a proporre un appropriato trattamento.

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