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Personalità, stile di vita, e rischio di malattie cardiovascolari e cancro

Numero 4 - Articolo 3. Luglio 2006
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Titolo Originale: Personality, lifestyle, and risk of cardiovascular disease and cancer: follow-up of population based cohort
Autori: Til Stürmer, Petra Hasselbach, Manfred Amelang
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: BMJ 2006;332:1359 (10 June 2006)
Recensione a cura di: Bruno Glaviano
Lo Studio
Ci sono evidenze su un effetto della personalità sulle malattie cardiovascolari, meno per quanto riguarda i tumori. Questo studio, condotto su un’ampia coorte, ha indagato la relazione tra alcuni profili di personalità e il rischio di malattie cardiovascolari e cancro. 5114 uomini e donne di età compresa tra 40 e 65 anni, tra il 1992 il 1995, hanno completato un questionario estensivo di base su caratteristiche psicologiche, stili di vita e comorbidità. Nel 2002 è stato inviato per posta un questionario chiedendo informazioni sulle malattie croniche che erano state diagnosticate dalla compilazione del questionario di base ad allora. Tutti partecipanti che non hanno risposto e non hanno potuto essere rintracciati per telefono sono stati indagati attraverso i registri di popolazione.

 

I Risultati
Nel periodo di follow-up (durata mediana di 8,5 anni), sono morti 257 partecipanti; 72 hanno avuto un attacco cardiaco, 62 un ictus, 240 hanno avuto diagnosi di cancro (somma di morbidità e mortalità). I profili di personalità individuati sono stati: sintomi di depressione, controllo della rabbia (anger control), urgenza di agire subito (time urgency), convinzione del paziente di poter controllare il proprio stato di salute (internal locus of control over desease), psicosi o stato psicotico (psychoticism). I primi tre non sono state associati con l’incidenza di infarto miocardico. I pazienti con un’alta convinzione di controllo della propria patologia hanno mostrato un rischio relativo di infarto miocardico di 0,77, quelli con scarsa convinzione 1,84. Nessuno di questi profili di personalità era associato con l’incidenza di ictus. L’impazienza è risultata inversamente associata con rischio di cancro. Questo studio mostra come in generale i profili di personalità valutati non hanno un importante impatto sull’incidenza e sulla mortalità per malattie cardiovascolari e cancro. La convinzione del paziente che lo sviluppo e il progresso della malattia è risultato del suo comportamento può essere associato con una riduzione del rischio di infarto miocardico ma non di ictus o cancro. L’urgenza può esser associata con un rischio ridotto di cancro ma non di malattie cardiovascolari (infarto miocardico e ictus).

 

Limiti dello studio
Nello studio mancano informazioni su importanti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e tumori, ad esempio i valori di lipidi plasmatici, indicatori di infiammazione sistemica subclinica, dieta e uso di farmaci, ad esempio aspirina a bassa dose e statine. Anche se un’associazione tra le diverse personalità e i marcatori biologici è poco probabile, la personalità potrebbe esser associata all’impiego lungo termine di farmaci a scopo preventivo, pratiche di prevenzione, percezione dei sintomi. Inoltre, gli autori ammettono che i partecipanti probabilmente non rappresentano l’intera gamma di personalità nella popolazione, soprattutto per quanto riguarda i casi estremi.

 

Implicazioni per la pratica clinica
I risultati di alcuni studi clinici iniziali (Western Collaborative Group e Framingham Heart Study) sembravano indicare come fattore di rischio per la malattia cardiovascolare il comportamento di tipo A: ambizione competitiva, impazienza, e ostilità. Successivamente, nuovi studi come MRFIT e una ri-analisi degli studi precedenti hanno stabilito che questa associazione rispetto a tutte le cause di mortalità è più complessa. Inoltre, il comportamento di tipo A ora è stato rivisto, in questo caso è necessario distinguere tra controllo dell’ira e impazienza. Considerando l’elevata frequenza dei disturbi psichici nella nostra pratica professionale, l’eventuale ruolo di un fattore psicologico come fattore di rischio indipendente di malattia avrebbe una rilevanza notevole. Questo studio mostra però come sia difficile individuare un tratto di personalità, e come questo a sua volta abbia scarsa rilevanza sull’incidenza e sulla mortalità per malattie cardiovascolari e tumori. Si tratterebbe inoltre di fattori di rischio difficilmente modificabili, rispetto a quelli valutabili con parametri biologici e dipendenti dallo stile di vita.
Conclusioni del revisore
Il Medico di Medicina Generale deve essere anche un buono psicologo, per poter gestire al meglio lo stato di salute del proprio paziente. In passato alcuni studi avevano posto particolare importanza al tipo di carattere, ma la possibilità che un carattere più aggressivo possa aumentare il rischio cardiovascolare è stata successivamente ridimensionata. Ora questo studio individua cinque profili di personalità ben identificabili con appositi questionari, dimostrando come, salvo alcune eccezioni, il profilo della personalità del paziente è poco collegato alla possibilità di sviluppare una malattia cardiovascolare o un tumore maligno. L’indicazione che la convinzione del paziente di poter controllare il proprio stato di salute rappresenta un fattore protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari, può essere spiegata con la maggiore facilità a seguire stili di vita salutari, come il controllo del peso e la limitazione di assunzione di bevande alcoliche, incoraggiando anche il medico a un comportamento propositivo.
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