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Effetti dell’olio di pesce su aritmie e mortalità : revisione sistematica

Numero 34 - Articolo 3. Febbraio 2009
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Titolo Originale: Effect of fish oil on arrhitmias and mortality:systematic review
Autori: Hernando Leon, Marcelo C Shibata, Soori Sivakumaran, Maerlene Dorgan, Trish Chatterley and Ross T Tsuyuki
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: BMJ 2008; 337; a2931
Recensione a cura di: Damiano Parretti

 

Background
L’interesse sui benefici indotti dall’uso terapeutico degli acidi grassi omega-3 è nato dopo il 1976, quando un report mostrava che l’alto consumo di olio di pesce nelle popolazioni Inuit della Groenlandia era associato a una riduzione del rischio di malattia cardiovascolare. Lo studio GISSI-Prevenzione aveva dimostrato che nel gruppo di trattamento attivo con una miscela di Acidi grassi omega-3 (EPA, acido eicosapentaenoico, e DHA, acido docosaesanoico), rispetto al gruppo trattato con placebo, si verificava una significativa riduzione della mortalità per tutte le cause e della morte per cause cardiovascolari, dopo un follow up medio di 3 anni e mezzo. Si registrava una riduzione della morte improvvisa da cause cardiache, ipotizzando una azione antiaritmica di questi prodotti. Tre recenti trials clinici randomizzati sono stati poi effettuati per valutare l’efficacia della prevenzione della morte improvvisa in pazienti portatori di defibrillatori cardiaci impiantabili. Nessuno di questi trials, però, ha dimostrato un benefico effetto su questo out come, forse alche per limiti intrinseci agli studi, quali la scarsa aderenza al trattamento, e insufficienti dati di follow up. Anche altre revisioni sistematiche effettuate a questo scopo non sono state conclusive, per cui, data l’elevata rilevanza del problema della morte improvvisa e la attuale mancanza di chiare evidenze sul reale beneficio degli oli di pesce, è stata effettuata questa ulteriore revisione con lo scopo di esaminare l’associazione tra assunzione di queste sostanze (DHA e EPA) e gli eventi aritmici. Lo studio
Gli outcomes primari erano rappresentati dagli endpoints aritmici su soggetti con defibrillatore cardiaco impiantabile, e la morte improvvisa. Gli outcomes secondari erano la morte da tutte le cause e la morte da cause cardiache. Sono stati inseriti poi sottogruppi di analisi che avevano lo scopo di valutare gli effetti delle formulazioni a base di EPA e DHA sulla morte da cause cardiache e gli effetti degli oli di pesce su malattia coronarica e infarto. Dalla consultazione di Medline, Embase, Cochrane Library, PubMed, CINHAL, ed altre banche dati, sono stati scelti 12 studi che hanno osservato 32.779 pazienti. Gli studi scelti erano tutti randomizzati e controllati, ed avevano testato gli oli di pesce come supplementazioni dietetiche. Sono stati esclusi tutti gli studi che non avevano gli outcomes individuati per questa revisione, gli studi non randomizzati, quelli che includevano donne in gravidanza o bambini, o che ultimati da meno di tre mesi.



Risultati.

Outcomes primari

 

  • Con l’assunzione di oli di pesce si riduceva il rischio di intervento di applicazione di defibrillatore cardiaco in misura non significativa (Odds Ratio 0,90, IC 95% 0,55-1,46).
  • La riduzione di rischio di morte improvvisa era altrettanto statisticamente non significativa (OR 0,81, IC 95% 0,52-1,25).

Outcomes secondari

  • Si osservava una significativa riduzione del rischio di morte da cause cardiache (OR 0,80, IC 95% 0,69-0,92).
  • Si osservava una riduzione non significativa delle morte per tutte le cause (OR 0,92, IC 95% 0,82-1,03).

Un’analisi di meta-regressione non dimostrava una correlazione dose-risposta terapeutica EPA – DHA e morte da cause cardiache.

 

Implicazioni per la pratica clinica
L’utilizzo dell’olio di pesce è indotto nella popolazione sia da prescrizioni mediche, che da spinte di mercato attraverso i mass media. La possibilità di chiarire alcuni punti non chiari appare quindi utile. Gli acidi grassi omega-3, alla dose di 3 grammi al giorno, trovano indicazione nell’ipertriglicericemia non corretta dalla sola dieta, con prescrivibilità in fascia A regolata dalla nota 13 AIFA. Alla dose di 1 grammo al giorno, trovano indicazione del post-infarto, grazie ai dati forniti dal GISSI-Prevenzione, per la riduzione di rischio di fibrillazione ventricolare e quindi di morte improvvisa sostenuta da questo Studio: anche per questa indicazione esiste il supporto prescrittivo della nota 13 AIFA. La presente revisione sembra tuttavia mettere in dubbio le evidenze del GISSI, anche se occorre sottolineare che la popolazione presa in esame dalla revisione è eterogenea rispetto a quella del GISSI, che è stato condotto esclusivamente in una popolazione post-IMA. Come supplementazioni, o come integratori, gli oli di pesce vengono poi spinti dal mercato, con indicazioni assolutamente non congrue e con formulazioni e dosi assolutamente variabili: un esempio è dato dall’indicazione nell’ipercolesterolemia, che non trova supporto in alcuno studio scientificamente valido.

Conclusioni del revisore
La sintesi di questa revisione è che non si è dimostrata un’efficacia significativa negli eventi aritmici, né nella morte improvvisa, mentre la mortalità da cause cardiache veniva significativamente ridotta. Queste conclusioni sono in contrasto con il GISSI-Prevenzione. Dal punto di vista pratico, al medico e al paziente non interessa molto se la morte è improvvisa o meno, ma solo se si può evitare (o, meglio, posporre). Questa revisione rafforza sostanzialmente l’indicazione in essere sull’utilizzo post infarto miocardico, come da nota 13, frenando, per il momento, sull’estensione dell’uso del farmaco ad altri gruppi di soggetti a rischio

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