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Scompenso cardiaco e rischio di demenza o di malattia di Alzheimer

Numero 3 - Articolo 4. Giugno 2006
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Titolo Originale: Heart Failure and Risk of Dementia and Alzheimer Disease
Autori: Chengxuan Qiu, Bengt Winblad, Alessandea Merengoni, Inga Klarin, Johan Fastbom, Laura Fratiglioni
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Arch Intern Med 2006; 166: 1003-1008
Recensione a cura di: Damiano Parretti
Lo Studio
E’ uno Studio di coorte osservazionale realizzato in Svezia, a Stoccolma. Il razionale è scaturito dalla considerazione che, a fronte di numerose osservazioni epidemiologiche precedenti che evidenziavano una correlazione tra scompenso cardiaco / disfunzione ventricolare sinistra e deterioramento cognitivo, non esistevano ricerche mirate a determinare se la presenza di scompenso cardiaco possa essere considerata una condizione di rischio per l’insorgenza di demenza. Un’altra correlazione conosciuta è quella tra bassa pressione diastolica (< 70mmHg) e Demenza di Alzheimer: alla luce di ciò, lo Studio si è posto l’obiettivo di verificare se la condizione di scompenso cardiaco potrebbe influenzare la relazione esistente tra bassa pressione diastolica e demenza nella popolazione anziana. Sono stati arruolati 1301 soggetti di entrambi i sessi e di età superiore a 75 anni, che sono stati osservati in follow up ogni 3 anni per un periodo di 9 anni. La funzione cognitiva è stata valutata con il Mini Mental State Examination (MMSE), mentre la presenza di scompenso cardiaco doveva essere documentata da informazioni cliniche o dall’uso di farmaci specifici (Linee Guida E.S.C.), o dalla presenza di almeno 2 segni o sintomi caratteristici tra: dispnea (in soggetti non in terapia antiasmatica), astenia o edemi.

 

I Risultati
All’inizio dell’osservazione, 205 soggetti (il 15,7% dei 1301 arruolati) erano risultati portatori di scompenso cardiaco, senza presenza di demenza. Durante i follow up, è stata rilevata l’insorgenza di demenza in 404 soggetti, di cui 333 erano stati classificati come portatori di Malattia di Alzheimer. La condizione di scompenso cardiaco era stata associata a un Hazard Ratio (HR) di 1,84 per demenza, e di 1,80 per Malattia di Alzheimer: da ciò possiamo affermare che lo scompenso cardiaco è associato a un aumentato rischio di demenza. L’uso di farmaci antiipertensivi sembra ridurre il rischio di demenza. Il rischio di demenza risulta maggiore se allo scompenso di associano PAS alta (>140 mmHg) o PAD bassa (<70 mmHg).
Le motivazioni patogenetiche possono essere così sintetizzate:

 

 

  • la ridotta perfusione cerebrale nel soggetto scompensato può giocare un importante ruolo nei processi neurodegenerativi;
  • lo scompenso cardiaco è un fattore di rischio per infarti cerebrali silenti;
  • lo scompenso cardiaco può aggravare condizioni già presenti di ischemia e di neurodegenerazione in soggetti anziani.

 

Implicazioni per la pratica clinica
Il management del paziente anziano e delle comorbilità da cui è spesso affetto rappresentano un impegno quotidiano del MMG. Il paziente scompensato ha un rischio aumentato di andare incontro a demenza. Il dato è rilevante per il MMG, che ha tra i compiti prioritari quello di mettere in atto misure rivolte alla prevenzione cardiovascolare dei propri assistiti: la sorveglianza sugli stili di vita e counselling mirato, il controllo clinico programmato e le opportune terapie farmacologiche producono benefici molteplici, che comprendono con questo studio anche la sfera cognitiva. Particolarmente importante è il monitoraggio della PA: il range di controllo per questo Studio sembra essere più ridotto, in quanto il rischio di demenza aumenta sia per valori di PAS > 140 mmHg, sia per valori di PAD < 70 mmHg. Questo obiettivo non è di facile raggiungimento nel paziente scompensato perché quando si ottiene un abbassamento della PAS, normalmente di abbassa anche la PAD.
Conclusioni del revisore
I dati dello Studio sono di notevole interesse per la Medicina Generale, per il coinvolgimento di problemi di quotidiano riscontro nella pratica professionale. Vista la rilevanza del problema e la difficoltà a mantenere i valori pressori nel range, i dati dovrebbero essere confermati da ulteriori Studi di tipo prospettico.
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