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Raccomandazioni di attività fisica e riduzione di rischio di mortalità

Numero 22 - Articolo 3. Gennaio 2008
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Titolo Originale: Physical Activity Recommendations and Decreased Risk of Mortality
Autori: Michael F. Leitzmann, MD, DrPH; Yikjung Park, ScD; Aaron Blair, PhD; Rachel Ballard-Barbash, MD; Traci Mouw, MPH; Albert R. Hollenbeck, PhD; Arthur Schatzkin, MD, DrPH
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Arch. Intern. Med. 2007; 167(22):2453-2460
Recensione a cura di: Damiano Parretti

Background
L’attività fisica favorisce il mantenimento della salute e un’accresciuta aspettativa di vita.
Per questo motivo le autorità sanitarie incoraggiano la pratica di attività fisica e sottolineano i benefici ottenibili da una moderata attività fisica di almeno 30’ per la maggior parte dei giorni della settimana, o da attività fisica intensa di almeno 20’ per un minimo di 3 volte la settimana. Una recente survey ha tuttavia evidenziato che meno del 50% della popolazione adulta, negli Stati Uniti,  raggiunge questo livello di attività fisica: le motivazioni principali addotte sono la mancanza di tempo e l’intolleranza e le scarse motivazioni allo sforzo.
I dati disponibili mostrano una riduzione di mortalità del 20-30% ottenibile con un dispendio energetico di 1000 kcal/settimana, ma non è ancora chiaro se un’attività moderata o intensa hanno un diverso beneficio.
Alcuni studi mostrano una correlazione inversa esercizio fisico/mortalità  solo per attività intensa, mentre altri studi riportano che anche una attività moderata è sufficiente a diminuire il rischio di mortalità.
Per chiarire questi dubbi, questo studio è stato costruito in modo da poter definire il rapporto 
intensità di esercizio/livello di beneficio

 

Lo Studio
L’associazione americana pensionati (American Association of Retired Persons) e gli istituti nazionali per la salute degli U.S.A. (National Institutes of Health) hanno somministrato, nel 1995-1996, un questionario a 566.407 persone di età compresa tra 50 e 71 anni, residenti negli stati di California, Florida, Louisiana, New Jersey, North Carolina, Pennsylvania, e nelle aree metropolitane di Atlanta (Georgia) e Detroit (Michigan). Il questionario aveva lo scopo di acquisire informazioni su:
  • anamnesi medica personale

     

  • abitudini alimentari

     

  • attività fisica strutturata
  •  

    A questi soggetti venne poi proposto un secondo questionario a distanza di 6 mesi, con ulteriori informazioni sugli stili di vita. Sono stati considerati eleggibili per questo studio tutti coloro che avevano risposto ad entrambi i questionari e che erano vivi al termine dell’osservazione (n=334.905). Di questi, sono stati successivamente esclusi coloro che avevano una diagnosi di neoplasia (n=19.479), di malattia cardiovascolare (n=45.621), di enfisema polmonare (n=8.123), e coloro che non avevano inserito dati sull’attività fisica (n=8.757). Alla fine, lo studio è stato condotto su 252.925 persone, di cui 142.828 erano uomini e 110.097 erano donne. Per la stratificazione dell’intensità e della frequenza, l’attività fisica è stata suddivisa in vigorosa e moderata. Per attività vigorosa si intendeva un esercizio che avesse durante il quale si fosse percepito un aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, e produzione di sudore.
    A proposito della pratica di attività vigorosa, nel questionario era presente una domanda  a cui si doveva rispondere barrando una delle seguenti opzioni che indicavano la frequenza di esercizio:

     

    • mai

       

    • raramente

       

    • da 1 a 3 volte al mese

       

    • 1 o 2 volte la settimana

       

    • 3 o 4 volte la settimana

       

    • 5 o più volte la settimana

     

    Era poi presente un’altra domanda che aveva lo scopo di acquisire informazioni su quanto tempo, ogni settimana, era dedicato a varie attività svolte con una intensità almeno moderata tra le seguenti: camminare, correre, ballare, giocare a golf, tennis, calcio, baseball, andare in bicicletta, fare fitness, sollevare pesi, fare giardinaggio e svolgere lavori domestici.
    Si considerava moderata la pratica di attività, tra queste, che non provocava percezione di aumento della frequenza cardiaca e respiratoria e non produceva sudore.
    La frequenza che poteva essere indicata era:

     

    • mai

       

    • raramente

       

    • ogni settimana, ma meno di 1 ora la settimana

       

    • da 1 a 3 ore la settimana

       

    • da 4 a 7 ore la settimana

       

    • più di 7 ore la settimana

     

    I risultati
    Durante 1.265.347 anni-persona di follow up, si sono registrati 7900 decessi. Dai dati basali risultava che circa la metà della coorte (50,4%) praticava attività moderata o intensa per più di 3 ore la settimana, e il 47,8% dei soggetti riferivano un minimo di 20 minuti 3 volte la settimana di attività vigorosa . Si è rilevato che i soggetti che tendevano ad avere un’attività fisica moderata o vigorosa più strutturata e regolare erano mediamente di livello culturale superiore (rappresentato dall’aver frequentato un percorso scolastico in un college) e, come atteso, presentavano un BMI inferiore (v. tabella 1).


    Tabella 1

     

    La correlazione tra inattività fisica, diversi livelli di attività fisica e mortalità sono riportati nella tabella 2, ed espressi in termini di rischio relativo (RR). Per una corretta interpretazione di rischio relativo, ricordiamo che questo può essere considerato come la risultante di quante volte  è più (RR>1) o meno (RR<1) probabile che si verifichi un evento in un gruppo rispetto ad un altro.
    Nella tabella 2 viene inserito come riferimento il concetto di persona-anno.
    “Persona-anno” è la misura della scomposizione dei follow-up in segmenti temporali di 1 anno, al fine di correggere le distorsioni legate al fattore tempo di una osservazione. Con questo accorgimento un soggetto seguito in follow up per 3 anni viene registrato come 3 unità di “persona-anno”, mentre un altro seguito per 5 anni viene registrato come 5 “persona-anno”, con il vantaggio di poter uniformare il rischio di un evento anche in soggetti seguiti in follow up per tempi diversi.


    Tabella 2

    La crescente attività fisica risultava essere correlata ad una diminuzione della mortalità per tutte le cause, e della mortalità per cause cardiovascolari.
    Il guadagno in riduzione di mortalità è già rilevabile con una moderata attività: tuttavia le ore settimanali di esercizio modificano in modo significativo il RR che varia da 0,80 (mortalità per tutte le cause) o 0,86 (mortalità CV) per un’ora di attività,  a 0,61 e 0,56 rispettivamente per più di 7 ore. Questi livelli di riduzione di RR vanno quasi a sovrapporsi a quelli ottenibili con un’attività vigorosa praticata 5 o più volte la settimana.
    La pratica di attività vigorosa tuttavia determina una notevole riduzione di rischio già con un impegno di 20 minuti 1-2 volte la settimana (0,66-0,63).

    Implicazioni per la pratica clinica.
    Sensibilizzare gli assistiti all’adozione di stili idonei al mantenimento della salute è un’attività specifica della medicina generale. In questo ambito l’incoraggiamento a praticare una regolare attività fisica riveste una fondamentale importanza, in quanto l’attività fisica regolare è sicuramente in grado di ridurre il rischio CV in tutte le fasce d’età e in entrambi i sessi. In considerazione della sempre maggiore e sempre più grave sedentarietà della nostra popolazione, questo aspetto della prevenzione va proposto a tutti gli assistiti. I compiti del MMG possono essere così sintetizzati:

     

    • counselling rivolto a far comprendere i benefici dell’attività motoria;

       

    • dare consigli specifici in base alle diverse condizioni cliniche, familiari e lavorative e in base all’età e al sesso.

     

    Un aspetto non semplice è quello di individualizzare i consigli sull’intensità e la durata dell’attività fisica. Occorre considerare l’età, il sesso, il peso, le caratteristiche cliniche, i fattori di rischio e le patologie di ogni soggetto. Per una buona gestione di questo tipo di counselling, occorre aver registrati in cartella i dati clinici che definiscono il rischio del singolo soggetto e condizionano le specifiche indicazioni.
    Questo studio dimostra che notevoli benefici, in termini di riduzione di mortalità, si possono ottenere anche con la pratica regolare di attività fisica moderata. Se praticata per 4-7 ore la settimana, il rischio relativo per mortalità CV è di 0,64 rispetto ai sedentari, e scenda a 0,56 se praticata per più di 7 ore la settimana. Visto che un’attività fisica moderata può essere praticata dalla gran parte dei soggetti di tutte le età, anche in presenza di patologie CV (purché in compenso), occorre proporre su larga scala questa pratica. Occorre tenere presente, e di conseguenza trasmettere come informazione e motivazioni, che i benefici aumentano con il numero di ore di esercizio.

     

    Conclusioni del revisore
    L’acquisizione di stili di vita idonei al mantenimento della salute, al controllo e alla riduzione dei fattori di rischio modificabile è irrinunciabile, per poter mettere in atto un efficace programma di prevenzione cardiovascolare. Insieme alla corretta alimentazione e alla abolizione dell’abitudine al fumo, l’attività fisica praticata in modo regolare riduce in modo consistente il rischio cardiovascolare, sia in termini di morbilità che di mortalità. I dati forniti da questo studio ci permettono di dare informazioni più precise, e di avere una migliore chiarezza sui benefici massimi ottenibili con l’attività fisica. Se possibile (considerare età, sesso e condizioni cliniche), la pratica di attività “vigorosa” almeno 3 volte la settimana per almeno 20 minuti, sembra dare qualche vantaggio in più in termini di riduzione di mortalità. Quando è opportuno non consigliare attività vigorosa, occorre ricordare che per ottenere vantaggi altrettanto consistenti con attività moderata, occorre praticare quest’ultima per un discreto numero di ore settimanali (4-7, o più di 7): consigliare quindi, quando opportuno, esercizio di intensità moderata (es. camminare, fare cyclette, ecc.), ma se possibile incoraggiare a praticarla tutti i giorni.

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