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Aspirina a basse dosi e funzione cognitiva nella coorte cognitiva dello Studio sulla Salute della Donna

Numero 15 - Articolo 4. Giugno 2007
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Titolo Originale: Low dose aspirin and cognitive function in the women’s health study cognitive cohort
Autori: Kang Jae Hee, instructor; Cook N, associate professor; Manson J, professor; Buring JE, professor; Grodstein F, associate professor
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: British Medical Journal 2007; 334; 987-; originally published online 27 Apr 2007
Recensione a cura di: Damiano Parretti

Background
La necessità di ridurre l’incidenza della demenza è una priorità di salute pubblica. Considerato che gli interventi possono essere maggiormente efficaci nelle fasi precoci della malattia, negli ultimi anni un sempre maggior numero di studi sono stati rivolti a indagare come poter ridurre il declino cognitivo precoce, che è un forte predittore di demenza. Tra i farmaci testati a questo scopo, citiamo l’aspirina e altri farmaci antinfiammatori. Diversi trials randomizzati hanno mostrato che questi farmaci non avevano benefici sulla funzione cognitiva di pazienti con malattia di Alzheimer. Tuttavia questi trials avevano una durata di osservazione molto breve (meno di 2 anni), e in genere la malattia era in uno stadio troppo avanzato. Sono stati anche effettuati alcuni studi osservazionali su popolazione sana, ma presentavano numerosi bias. Una recente meta-analisi di 4 studi di coorte evidenziava una mancanza di correlazione tra uso di FANS e declino cognitivo. Basse dosi di ASA hanno dimostrato di produrre benefici vascolari particolarmente in soggetti di età superiore a 65 anni. Alla luce di tutto ciò questo studio si è proposto di testare l’effetto dell’uso a lungo termine di ASA sulla funzione cognitiva di 6377 donne di età superiore a 65 anni, partecipanti allo Studio sulla Salute della Donna.

 

Lo Studio
È uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato contro placebo sull’uso di ASA a basse dosi (100 mg a giorni alterni) e supplementazione di vitamina E (600 UI a giorni alterni). Il proposito iniziale dello studio era la valutazione degli outcome cardiovascolari e neoplastici, ma questo grande trial ha offerto l’opportunità di incorporare una “coorte cognitiva” per valutare i potenziali effetti dell’ASA nel rallentare il declino cognitivo. Nell’ambito della coorte globale dello studio, per questo braccio sono state selezionate 7175 donne di età superiore a 65 anni. I criteri di eleggibilità erano: donne di età superiore a 65 anni, senza storia di malattia coronarica o cerebrovascolare, non portatrici di neoplasia o di altre malattie croniche maggiori, disponibili ad interviste telefoniche. Di tutte le donne selezionate, 296 (4,1%) sono state escluse perché non raggiunte telefonicamente, 502 (6,9%) non hanno collaborato, per cui lo studio cognitivo è stato completato da 6377 donne (88,9%).Di queste, 3215 sono state assegnate al gruppo ASA e 3162 al gruppo placebo. I due gruppi avevano caratteristiche sovrapponibili per età media (66,2 vs. 66,3), abitudine al fumo, consumo di alcol, BMI, esercizio fisico, uso di terapia sostitutiva estroprogestinica, presenza di diabete mellito (3,4% vs. 3,5%), ipertensione arteriosa (40,9% vs. 39,2%), iperlipemia (42,5% vs. 43,5%), depressione (6,0% vs. 5,9%). L’arruolamento è stato effettuato negli anni compresi tra il 1998 e il 2004, ed il follow up medio è stato di 9,6 anni. Le donne arruolate avevano tre valutazioni cognitive telefoniche a una distanza di 2 anni, che valutavano la funzione cognitiva generale, la memoria verbale e la fluenza verbale.

 

I Risultati
La valutazione delle funzioni cognitive nel corso e alla fine dello studio non ha dimostrato differenze tra i due gruppi per ciò che riguarda lo score cognitivo globale e la memoria verbale, mentre è risultato un guadagno nel mantenimento della fluenza verbale nel gruppo ASA rispetto al gruppo placebo: il gruppo randomizzato ad ASA, infatti, presentava un rischio più basso del 20% di deterioramento della fluenza verbale (RR 0,80). Tuttavia, siccome questa ultima funzione cognitiva è stata la sola a mostrare un beneficio dalla terapia con ASA, in discordanza con le altre funzioni cognitive analizzate, gli autori dello studio affermano che occorrono altri studi per confermare o ridimensionare questo dato. La conclusione degli autori, completata l’osservazione, è stata che l’ASA non si è dimostrato efficace nel ritardare il rallentamento cognitivo in donne di età superiore ai 65 anni, senza precedenti eventi cardiovascolari e cerebrovascolari.

 

Implicazioni per la pratica clinica
L’aumento della vita media nella popolazione italiana pone sempre di più l’interesse verso le patologie dei soggetti anziani: tra queste, i disturbi cognitivi occupano una posizione centrale per l’alta rilevanza del problema in termini clinici, sociali ed assistenziali. Il medico di medicina generale è fortemente coinvolto nella gestione di questa forma di grave disabilità sia in ambiti familiari che in strutture protette. Nonostante l’interesse della comunità scientifica verso questo problema di crescente prevalenza nella popolazione generale, a tutt’oggi i disturbi cognitivi non trovano adeguati riscontri nelle possibilità terapeutiche. I migliori risultati si ottengono comunque in caso di interventi in fase iniziale, per cui si ritiene importante la diagnosi precoce. Nella ricerca in questo ambito vengono testati diversi farmaci: un esempio è rappresentato dallo studio sulla coorte cognitiva dello studio sulla salute della donna, che ha dimostrato peraltro che l’ASA prescritto a soggetti di sesso femminile in prevenzione cardiovascolare primaria non determina benefici nel mantenimento della funzione cognitiva.

 

Conclusioni del revisore
Si ipotizzava che l’ASA, probabilmente per la sua azione antiaggregante piastrinica, potesse produrre un beneficio sul mantenimento della funzione cognitiva in donne anziane sane. Questo trial non ha confermato l’ipotesi iniziale. Considerata quindi anche la scarsità di altre opzioni terapeutiche nei riguardi di questo problema, centrale importanza continua ad avere il corretto mantenimento di idonei stili di vita: consumo di alcolici moderato, alimentazione povera di sale e di grassi saturi, attività motoria regolare, astensione dal fumo, adeguata vita di relazione, pratica di attività che impegnino la sfera cognitiva, quali la lettura, la conversazione, lo svolgimento di piccoli lavori quotidiani.

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