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GIU
2017
Area Psichiatrica

La depressione non influenza il successivo sviluppo di demenza [Numero 6. Giugno 2017]


Titolo originale: rajectories of depressive symptoms before diagnosis of dementia. A 28-Year Follow-up Study
Autori: Singh-Manoux A, Dugravot A, Fournier A, Abell J, Ebmeier K, Kivimäki M, Sabia S.
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: AMA Psychiatry. 2017 May 17
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione

La malattia di Alzheimer è una patologia progressiva con una lunga fase pre-clinica. Da tempo si cerca di indentificare eventuali fattori in grado di predire l’esordio di questa patologia. In teoria, sintomi che esordiscono alcuni anni prima dell’esordio della demenza, potrebbero avere un ruolo causale o predisponente nel decadimento cognitivo, essere semplicemente le prime manifestazioni iniziali della patologia incipiente oppure condividere la stessa causa che determina anche la demenza. E’ ben noto che sintomi depressivi sono spesso presenti negli anni precedenti l’esordio della demenza. Molti studi hanno cercato di chiarire questa associazione tra demenza e depressione, ma i risultati sono contrastanti. Infatti non è stato finora chiarito se la depressione sia un fattore di rischio per demenza o solo uno dei primi sintomi del processo degenerativo in corso. L’obiettivo di questo studio era analizzare l’andamento dei sintomi depressivi in pazienti con e senza demenza e valutare se tali sintomi comportassero un maggior rischio di sviluppare demenza.

Metodi

Per questa indagine sono stati utilizzati i dati di un precedente studio di coorte che a partire dal 1985 ha monitorato nel tempo, con specifici questionari, un totale di 10308 soggetti nel Regno Unito (6895 uomini e 3413 donne), di età tra 35 e 55 anni. La presenza di depressione era stata valutata tramite il 30-item General Health Questionnaire (GHQ-30). I dati sulle diagnosi di demenza sono stati estrapolati da tre grandi databases clinici del Regno Unito. E’ stata analizzata anche l’influenza dei fattori socio-demografici (sesso, età, razza, stato civile, scolarità, posizione lavorativa, condizione sociale) e delle abitudini di vita (fumo, alcol, attività fisica, consumo di frutta e verdura), e comorbilità presenti. L’associazione tra sintomatologia depressiva e demenza è stata valutata tramite l’analisi di regressione di Cox. L’indagine è stata condotta retrospettivamente per un periodo massimo di 28 anni. L’osservazione dei pazienti terminava al 31 marzo 2015, se prima non sopravveniva la morte del paziente o la diagnosi di demenza. 

Risultati

In totale 6728 soggetti hanno completato lo studio. I casi di demenza sono stati 146, diagnosticati soprattutto tra il 1995 e il 2015, con il 73% dei casi rilevati negli ultimi 5 anni di follow-up. Età avanzata, sesso femminile e bassa scolarità erano associate a maggior rischio di demenza. La durata media del follow up era 11,1 anni. Questi risultati mostrano un aumento dei sintomi depressivi nella decade precedente l’esordio della demenza. Tuttavia solo la presenza di sintomi depressivi in età avanzata (>70 anni), era associata a successivo sviluppo di demenza. Non vi era associazione invece tra demenza e sintomi depressivi in altre fasi della vita. I soggetti con depressione ricorrente esordita sin nei primi anni dello studio non mostravano maggior rischio di demenza. Al contrario, chi mostrava sintomi ricorrenti nelle ultime fasi dello studio presentava un rischio aumentato.   

Discussione

Questo studio ha evidenziato un’associazione tra i sintomi depressivi in età avanzata e sviluppo di demenza, ma tale associazione era evidente solo per sintomi esorditi nella decade precedente l’esordio della demenza. Anche i sintomi depressivi ricorrenti non erano associati a maggior rischio di demenza. Nell’insieme questi dati supportano l’ipotesi che i sintomi depressivi siano da considerare una caratteristica prodromica della demenza o che ci sia una causa comune che predisponga tanto alla depressione quanto alla demenza. Invece sconfessano l’ipotesi che i sintomi depressivi incrementino il rischio di demenza. Precedenti studi hanno mostrato un’associazione tra depressione e demenza in età avanzata. Oltre il 50% dei pazienti dementi presenta una depressione comorbida. Tuttavia questi risultati erano ancora dibattuti. Questo studio, che si distingue per il lungo follow-up e l’accuratezza metodologica, non mostra evidenza di aumentato rischio di demenza. Il principale punto di forza di questo studio è il lungo periodo di osservazione dei disturbi depressivi (28 anni), che ha permesso di valutare sia il rischio connesso a depressione precoce, sia tardiva, oltre che di monitorare l’andamento dei sintomi depressivi nel tempo. Indipendentemente dalla causa di tale associazione, la comorbidità tra demenza e depressione è un fatto accertato e deve essere considerato nella gestione del paziente.

Commenti del relatore-importanza per la Medicina Generale

Che demenza e depressione siano due patologie frequentemente comorbide è cosa risaputa. Un’indagine eseguita con il database Health Search ha evidenziato che la prevalenza della depressione è il 12,8% nella popolazione generale italiana, ma arriva al 34,5% in pazienti con demenza.

Questa associazione probabilmente sottende fattori patogenetici comuni non ancora chiariti. Poiché l’esordio della depressione precede di alcuni anni quello della demenza, si è a lungo speculato sul fatto che essa possa avere un ruolo causale nello sviluppo di demenza.

Questo studio è il primo a sconfessare tale ipotesi. La ricerca sanitaria, influenzata dall’onda emotiva dell’epidemia di demenze di questi anni, ha a lungo cercato nuovi ed eclatanti fattori di rischio su cui intervenire per prevenire l’esordio di demenza. In realtà, gran parte delle popolazione continua a trascurare importanti fattori di rischio per demenza e a non trattare adeguatamente la depressione. Infatti sappiamo bene che la depressione aumenta la mortalità di tutte le patologia associate e può ridurre notevolmente l’aspettativa di vita nell’anziano. Il MMG dovrà quindi assicurarsi che la depressione in età avanzata sia adeguatamente trattata. Inoltre il MMG può fare molto anche per prevenire l’insorgenza di demenza, poiché molti fattori di rischio per questa patologia sono noti e modificabili. Correggere i comuni fattori di rischio cardio e cerebrovascolari, assicurare una terapia anticoagulante ai pazienti con fibrillazione atriale, contrastare il tabagismo, incentivare una costante attività fisica possono ridurre notevolmente il rischio di demenza nei nostri pazienti.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 20 giugno 2017
Articolo originariamente inserito il: 20 giugno 2017
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