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NOV
2017
Area Psichiatrica

Effetto dell’attività fisica sul tono dell’umore in giovani adulti. [Numero 10. Novembre 2017]


Titolo originale: Effects of a sedentary behavior-inducing randomized controlled intervention on depression and mood profile in active young adults
Autori: Edwards MK, Loprinzi PD
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Mayo Clin Proc. 2016;91:984-98
Recensione a cura di: Domenico Italiano
Introduzione
Circa il 35% della popolazione adulta negli USA presenta disturbi della sfera psichiatrica e il 10% nello specifico disturbi dell’umore. È nota la correlazione inversa tra attività fisica e sintomatologia depressiva, tant’è che l’attività fisica è stata proposta come trattamento alternativo per la depressione. Ci sono varie ipotesi sul perché di questo effetto benefico (distrazione da realtà negative, aumento dell’autostima, aumento delle interazioni sociali etc). Dal punto di vista fisiopatologico l’esercizio fisico induce il rilascio di ammine biogene (noradrenalina, adrenalina e dopamina) ed endorfine. Diversi studi precedenti hanno evidenziato un’associazione tra comportamento sedentario, depressione e bassa autostima. Tuttavia, non erano finora stati eseguiti studi randomizzati e controllati per verificare tale associazione.

Metodi
Per questo studio sono stati arruolati pazienti di età tra 18 e 35 anni, che praticavano regolare attività fisica. Ad ogni partecipante è stato somministrato l’International Physical Activity Questionnairee Short Form (IPAQ-SF) per appurare se fosse stato raggiunto un livello di attività fisica adeguata per partecipare allo studio (attività moderata/intensa). Ai pazienti che soddisfacevano i requisiti veniva chiesto di portare per una settimana un accelerometro, uno strumento in grado di misurare l’attività fisica realmente svolta. Se esso confermava l’attività minima richiesta, i partecipanti venivano assegnati random al gruppo sperimentale o al gruppo controllo, con un rapporto numerico di 2:1 tra i due gruppi. Al gruppo sperimentale veniva chiesto di assumere un stile di vita sedentario per sette giorni (nessuna attività sportiva e meno di 5000 passi/die). Al gruppo di controllo veniva invece chiesto di continuare con la consueta attività fisica. Entrambi i gruppi dovevano portare un contapassi per questi sette giorni. Al solo gruppo sperimentale veniva chiesto di portare il contapassi per una ulteriore settimana, ritornando però ai consueti livelli di attività fisica. I soggetti nel gruppo sperimentale erano sottoposti a tre visite di controllo: al basale, subito dopo la settimana di vita sedentaria e una settimana dopo il ritorno alla consueta attività fisica. In queste occasioni veniva somministrato il Patient Health Questionnaire-9 (PHQ-9) per la valutazione della sintomatologia depressiva, e il Profile of Moods States (POMS) questionnaire per valutare nello specifico il tono dell’umore. Per i soggetti del gruppo controllo erano previste solo due visite e la somministrazione dei questionari all’arruolamento e alla fine dello studio. Sono state valutate le variazioni di punteggio ai questionari rispetto al basale e tra i due gruppi, ricercando eventuali correlazioni tra tono dell’umore e attività fisica.Risultati
In totale sono stati inclusi nello studio 39 soggetti, di cui 26 nel gruppo sperimentale (età media 21.7 anni) e 13 nel gruppo controllo (età media 22.1 anni). Non si riscontravano differenze statisticamente significative tra i due gruppi in termini di età, razza, sesso, scolarità, BMI e grado di attività sportiva. Nel gruppo sperimentale, il numero dei passi era significativamente ridotto (P<0.001) dopo una settimana di stile di vita sedentario. I punteggi al PHQ-9 erano significativamente più alti dopo una settimana di stile di vita sedentario rispetto al basale, ma tornavano a livelli inferiori dopo una settimana dalla ripresa della consueta attività fisica (P<0.001). Allo stesso modo, i punteggi al POMS erano significativamente più elevati dopo una settimana di vita sedentaria, per poi abbassarsi dopo una settimana dalla ripresa dell’attività fisica (P<0.001). Nell’insieme, questi risultati indicano che una settimana di comportamento sedentario influisce negativamente sul tono dell’umore, che viene però ripristinato dalla ripresa della consueta attività fisica. Nel gruppo sperimentale si osservava un calo di 3.28 punti al PHQ-9 e 10.29 punti al POMS rispetto al basale. Il gruppo controllo non mostrava invece variazioni significative del tono dell’umore.

Discussione
Numerosi studi hanno evidenziato una correlazione inversa tra attività fisica e salute mentale. I risultati di questo studio sono un’ulteriore conferma che uno stile di vita sedentario ha effetti negativi su tono dell’umore e depressione. In soggetti giovani e attivi, una sola settimana di sedentarietà forzata può incrementare in maniera significativa la sintomatologia depressiva, anche se consapevoli che si tratti di una restrizione temporanea. E’ possibile che ciò sia dovuto alla riduzione delle interazioni sociali connesse all’attività sportiva. Studi precedenti hanno mostrato una associazione tra inserimento sociale e salute mentale; ulteriori studi dovranno chiarire questo aspetto in soggetti che praticano attività fisica da soli rispetto piuttosto che in compagnia. In alternativa, l’effetto psicotropo positivo dell’attività fisica può derivare dal fatto che essa costituisce un modo per scaricare le tensioni e facilitare l’adattamento allo stress. Questo è il primo studio randomizzato e controllato a valutare l’impatto della sedentarietà sul tono dell’umore in un contesto di vita quotidiana. Questi dati hanno fornito ulteriori indicazioni su una possibile relazione causa-effetto tra attività fisica e salute mentale, particolare in soggetti giovani e attivi. Tale studio può avere rilevanti implicazioni sulla salute della popolazione generale. Si sottolinea infatti l’importanza del promuovere l’attività fisica in pazienti sedentari e incoraggiare quelli che già la praticano. Alla stregua di questi risultati, l’attività fisica può essere considerata un utile mezzo per prevenire l’insorgenza di depressione o evitare le ricadute dopo un trattamento.

Commenti del relatore-importante per la Medicina Generale
I dati dell’ultimo report Health Search, nel 2014, mostrano che la depressione maggiore ha una prevalenza del 5,5% nella popolazione generale (3,6% negli uomini, 7,3% nelle donne), con un trend in crescita negli ultimi 10 anni. La prevalenza aumenta progressivamente con l’età, fino ad arrivare al 8,9% negli uomini e al 13,4% nelle donne di età >85 anni. Con queste percentuali la depressione ha un profondo impatto sociale e sanitario, poiché essa peggiora la qualità di vita e aumenta anche la mortalità delle eventuali patologia ad essa associate. In un contesto in cui i farmaci antidepressivi danno spesso una risposta terapeutica solo parziale e la psicoterapia presenta cronici problemi di accesso alle cure, appare più che mai sensato incentivare la prevenzione. Questo studio ha confermato che l’attività fisica praticata in maniera regolare, oltre ad essere benefica da altri punti di vista, ha un ruolo molto importante nel mantenere un adeguato tono dell’umore. La storia clinica del paziente depresso è costellata di remissioni e recrudescenze, con una compliance farmacologica spesso bassa e numerose autosospensioni del trattamento. Praticare un’attività fisica regolare può essere molto utile per aumentare l’efficacia della terapia e anche per prevenire le ricadute tra un ciclo di trattamento e l’altro. Il MMG, che conosce bene i contesti sociali e familiari dei propri pazienti, è certamente in grado di identificare quali pazienti sono ad elevato rischio di sviluppare depressione. A questi soggetti, l’attività fisica deve essere non solo consigliata, ma “prescritta” sia come prevenzione sia come aggiunta al trattamento farmacologico. Incentivare la pratica dell’attività fisica porterebbe a rilevanti benefici per la salute globale dell’individuo, abbassando nello stesso tempo il rischio di depressione, di patologie cardio-metaboliche e di osteoporosi.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 24 novembre 2017
Articolo originariamente inserito il: 20 novembre 2017
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