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OTT
2017
Area Psichiatrica

Effetto antidepressivo della deprivazione ipnica. [Numero 9. Ottobre 2017]


Titolo originale: Meta-analisys of the antidepressant effects of acute sleep deprivation
Autori: Boland EM, Rao H, Dinges DF, Smith RV, Goel N, Detre JA, Basner M, Sheline YI, Thase ME, Gehrman PR.
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: J Clin Psychiatry. 2017. doi:10.4088/JCP.16r11332
Recensione a cura di: Domenica Italiano

Introduzione
La terapia con farmaci antidepressivi è il trattamento più comunemente prescritto per la depressione. Tuttavia la risposta terapeutica degli antidepressivi è molto lenta, poiché richiede diverse settimane dall’inizio del trattamento. In molte situazioni, il miglioramento rapido della sintomatologia depressiva può essere importante per la salute del paziente. La deprivazione acuta di sonno è uno dei trattamenti non farmacologici più rapidi ed efficaci per la depressione, in quanto riesce a ottenere un miglioramento della sintomatologia in circa 24 ore. Si distinguono la deprivazione totale (36 ore di veglia consecutive) o parziale (consentite 3-4 ore di sonno al giorno). Numerosi studi sono stati condotti sul beneficio della deprivazione di sonno in soggetti depressi. Essi hanno dimostrato che anche una singola notte di deprivazione ipnica totale o parziale porta ad un netto miglioramento della sintomatologia depressiva, e che la deprivazione parziale ha un’efficacia sovrapponibile a quella totale. Il tasso di risposta risultava tra il 40 e il 70% nelle varie casistiche. Lo scopo di questo studio era valutare complessivamente i singoli studi finora compiuti su questo argomento, per valutare i vantaggi di questo trattamento in pazienti depressi.

Metodi
E’ stata eseguita un’analisi della letteratura internazionale includendo tutti gli studi fino eseguiti che avessero valutato i benefici della deprivazione ipnica in pazienti depressi. Sono stati considerati 3 gruppi di trattamento: singola notte di deprivazione totale di sonno, diverse notti di deprivazione totale, e deprivazione parziale. E’ stata eseguita una metanalisi sui dati dei soggetti che hanno riportato una risposta antidepressiva da questi trattamenti, e i risultati sono stati analizzati nei 3 gruppi. E’ stata valutata l’influenza di età, sesso e tipo di deprivazione ipnica.

Risultati
E’ stato incluso un totale di 66 studi indipendenti. Gli studi sono stati condotti dal 1976 al 2012. L’età media dei pazienti era 45,9 anni (DS 15,54), di cui il 60% donne. Il tasso di risposta globale era il 50,4% per la deprivazione totale, il 53,1% per la deprivazione parziale e il 37,8% per la deprivazione totale ripetuta. Tra i pazienti bipolari il tasso di risposta era il 37,7%. Età, sesso, terapia praticata e gravità della depressione non sembravano avere un effetto significativo sul tipo di risposta.

Discussione.
I risultati dell’analisi quantitativa su un periodo di 36 anni hanno evidenziato che la deprivazione ipnica è efficace nel ridurre rapidamente la sintomatologia depressiva in circa la metà dei pazienti analizzati. La deprivazione parziale è egualmente efficace rispetto a quella totale. I farmaci assunti non sembrano modificare in modo significativo il tasso di risposta. La deprivazione sembra essere lievemente meno efficace nei pazienti bipolari, anche se ciò non raggiunge significatività statistica. Sebbene complessivamente si registri un tasso di risposta intorno al 50%, i vari studi riportano un’estrema variabilità, dal 7 al 78%. L’accuratezza dei risultati era altresì limitata dal piccolo numero di pazienti di molti studi e dall’eterogeneità degli studi stessi. La deprivazione ipnica si conferma uno dei più rapidi trattamenti antidepressivi, che però è limitato nella sua applicazione perché i benefici sono altrettanto rapidamente persi dopo una notte di sonno. Studi precedenti mostrano che l’80% dei soggetti che migliorano dopo deprivazioni ipnica ricadono dopo una notte di riposo. La combinazione tra deprivazione e terapia luminosa sembrerebbe però in grado di prolungarne l’effetto. In sintesi questo studio ha mostrato che circa il 50% dei 1593 soggetti analizzati avevano un beneficio dalla deprivazione ipnica, e che le variabili demografiche non influenzavano questi risultati. Il meccanismo con cui la deprivazione esercita un effetto antidepressivo non è ancora accertato. Ma si ipotizza che agisca “resettando” il ritmo circadiano. Ulteriori studi dovranno chiarire questi meccanismi biologici.

Commenti del relatore-importanza per la Medicina Generale
L’effetto antidepressivo della deprivazione ipnica è noto da tempo. Pare che già nel medioevo le comunità monastiche praticassero la prima preghiera del giorno alle 5 del mattino, per attenuare l’effetto depressogeno dato dalla monotonia e dall’isolamento dei monasteri. Evidenze di una influenza reciproca tra quantità di sonno e disturbi psichiatrici sono anche riscontrabili dal tracciato EEG. Si sa che la deprivazione di sonno facilita la comparsa di punte e attività irritative sul tracciato elettroencefalografico, tanto che la deprivazione è usata come prova di attivazione per svelare fenomeni epilettogeni. D’altra parte, la scomparsa di questa attività irritativa dopo trattamento con farmaci antiepilettici può, in alcuni pazienti, portare alla comparsa di psicosi (cosiddetta “normalizzazione forzata” del tracciato). Sembra quindi che la deprivazione di sonno inneschi un tipo di attività elettrica cerebrale in qualche modo protettiva sui disturbi psichiatrici.
Nella pratica clinica si può avere la necessità di migliorare rapidamente la sintomatologia depressiva del paziente, ad esempio per grave rischio suicidario o per il particolare ruolo sociale del soggetto. In questi casi, la deprivazione ipnica parziale può essere un buon trattamento da affiancare agli antidepressivi nel periodo di latenza terapeutica. Il MMG, che conosce bene il suo paziente, potrà certamente individuare i soggetti che trarranno probabile beneficio da questo trattamento aggiuntivo.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 20 ottobre 2017
Articolo originariamente inserito il: 20 ottobre 2017
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