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NOV
2016
Area Psichiatrica

Depressione post-ictus: Obesità giovanile e rischio di depressione. [Numero 10. Novembre 2016]


Titolo originale: The long-arm of adolescent weight status on later life depressive symptoms
Autori: Martinson ML, Vasunilashorn SM
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: Age and Ageing 2016; 45: 389–395
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione:
E’ noto che stili di vita scorretti nella prima fase della vita predispongono a una serie di patologie che si svilupperanno in età adulta, quali ipertensione, malattie cardiovascolari e diabete. Infatti è ormai appurata l’associazione tra obesità infantile e patologie cardiovascolari e metaboliche nell’adulto. Tuttavia poche ricerche hanno esaminato la correlazione tra peso corporeo durante l’adolescenza e patologie psichiatriche. Alcuni studi retrospettivi hanno mostrato che le donne depresse erano state frequentemente adolescenti in sovrappeso. Questo studio ha lo scopo di verificare se il sovrappeso in età adolescenziale predisponga allo sviluppo di disturbi psichici nell’adulto. In particolare è stata indagata l’eventuale correlazione tra peso in età adolescenziale e sintomi depressivi all’età di 65 anni nei due sessi, considerando anche le possibili influenze dovute alle condizioni socio-economiche ed allo stato di salute globale del paziente.

Metodi:
Questo studio ha monitorato in maniera prospettica 10.000 classi della scuola superiore diplomatesi nel 1957 in Wisconsin (USA). Gli outcome di rischio e i sintomi depressivi sono stati valutati nel 2004, quando i soggetti avevano compiuto 65 anni. I sintomi depressivi sono stati valutati tramite l’apposita scala del Centro Studi Epidemiologici (CES-D), che misura il tono dell’umore nella scorsa settimana, con un punteggio da 0 a 60. Punteggi >16 erano indicativi di depressione. Il BMI (Body Mass Index) è stato invece ricostruito indirettamente tramite un algoritmo computerizzato sulla base delle foto del diploma nel 1957. E’ stato infatti dimostrato che il grado di adiposità facciale correla molto bene con il BMI. Sono state considerate anche altre variabili quali la condizione socio-economica nel 1957 e nel 2004, l’eventuale abuso di fumo o alcol, il grado di attività fisica praticata ed il livello di istruzione ottenuto. Il rischio di sviluppare depressione è stato calcolato tramite un’analisi di regressione logistica.

Risultati:
Il BMI dei soggetti analizzati è risultato essere notevolmente influenzato dal sesso. Infatti all’età di 65 anni 1/3 sia degli uomini sia delle donne era obeso, ma solo il 17.8% degli uomini era normopeso, contro il 32.1% delle donne. Tutti i soggetti avevano ottenuto almeno un diploma di scuola superiore, ma più uomini che donne avevano conseguito una laurea (34.8 versus 20.6%). La maggioranza del campione era in buona salute, con basso tasso di forti bevitori, fumatori o sedentari.
La frequenza di depressione nelle donne in sovrappeso era nettamente superiore rispetto a quelle normopeso. Per gli uomini vi era la stessa tendenza, che però non raggiungeva la significatività statistica. Allo stesso modo vi era una correlazione tra il peso nell’adolescenza e i successivi sintomi depressivi, ma solo nel sesso femminile. Infatti le donne in sovrappeso durante l’adolescenza avevano il doppio della probabilità di diventare depresse in età adulta, rispetto alla controparte maschile (OR = 2.372). Anche l’obesità a 65 anni era associata a depressione nelle donne (OR = 1.592), ma non nell’uomo (OR = 1.305). Tuttavia il livello socio-economico influenzava fortemente questi risultati. Infatti la condizione di sovrappeso non correlava con il successivo sviluppo di depressione in donne cresciute in famiglie ad alto reddito, ma solo in quelle a reddito medio-basso. Risultati simili sono stati ottenuti considerando il livello di scolarità: donne con bassa scolarità presentavano un rischio di sviluppare depressione molto più elevato rispetto a quelle con alta scolarità.

Discussione:
Questo studio ha mostrato che le donne in sovrappeso durante l’adolescenza sono a forte rischio di sviluppare depressione in età adulta. Tale rischio è particolarmente elevato per donne cresciute in famiglie con basso status socio-economico. Essere in sovrappeso sia durante l’adolescenza sia a 65 anni comporta il massimo grado di rischio. Tuttavia nessuna correlazione tra peso e disturbi depressivi è stata osservata nel sesso maschile.
L’associazione tra sovrappeso nell’adolescenza e successivo sviluppo di depressione può essere in parte spiegata dallo sviluppo dell’autostima nella prima parte della vita. Studi precedenti riportano un’associazione inversa tra BMI e autostima nei bambini, con bambini obesi a rischio doppio di sviluppare bassa autostima, stress, solitudine, ansia e depressione.
Il meccanismo con cui il sovrappeso inficia l’autostima può includere lo stigma sociale e la derisione da parte dei coetanei, che può essere più deleterio nelle ragazze che nei ragazzi, in particolare in quelle di basso status socio-economico. L’associazione tra sintomi depressivi e sovrappeso nelle donne, e la particolare vulnerabilità di quelle a basso livello socio economico costituiscono un interessante campo di indagine che sarà chiarito da successivi studi. Migliorare la nostra comprensione su come eventi precoci della vita influenzino lo sviluppo di successive patologie, incluse quelle psichiatriche, può contribuire in maniera rilevante ad aumentare la qualità e l’aspettativa di vita. Correggere l’obesità infantile e dell’adolescente si conferma importante per prevenire gravi conseguenze, non solo in ambito cardio-metabolico ma anche psichiatrico.

Commenti del relatore – importanza per la Medicina Generale:
Questo studio per la prima volta stabilisce un nesso tra il sovrappeso nell’adolescenza e lo sviluppo di depressione in età adulta. L’obesità giovanile è in continua crescita in tutti i paesi del mondo industrializzato. E’ noto che gli individui obesi in età giovanile presentano già le alterazioni fisiopatologiche alla base delle patologie cardiovascolari e metaboliche che si svilupperanno decenni dopo. Questa età cruciale per la salute globale dell’individuo è anche quella in cui si ha la strutturazione della personalità; pertanto si può dire che in questa fase si forma non solo l’uomo, ma anche il malato che sarà in futuro.
In Italia il MMG ha in carico tutti i pazienti a partire dal 14 anni, ed eventualmente può seguire anche i bambini oltre i 6 anni di età. Si ha quindi la possibilità di intercettare e correggere l’obesità giovanile, prima che porti a più gravi patologie.
I giovani obesi, specialmente se donne e di basso ceto, rappresentano una vera e propria categoria fragile, che con altissima probabilità svilupperà disturbi psichici, oltre ovviamente a patologie cardio-metaboliche. Intervenire sull’obesità giovanile significa quindi cambiare radicalmente la prognosi e l’aspettativa di vita di questi pazienti, riducendone drasticamente la mortalità e permettendo anche un enorme risparmio in termini di spesa sanitaria futura. Educazione alimentare, valutazione dietologica e counseling a livello familiare dovrebbero sempre essere offerti a questa categoria di pazienti.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 21 novembre 2016
Articolo originariamente inserito il: 21 novembre 2016
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