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DIC
2016
Area Psichiatrica

Deficit uditivo e depressione dell’anziano. [Numero 11. Dicembre 2016]


Titolo originale: Association of using hearing aids or cochlear implants with changes in depressive symptoms in older adults
Autori: Choi JS, Betz J, Li L, Blake CR, Sung YK, Contrera KJ, Lin FR
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. 2016;142:652-7
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione
Il deficit uditivo età-correlato è una condizione molto comune, che colpisce 2/3 degli over 70 negli USA. Precedenti studi hanno provato che questa condizione può accelerare il declino fisico e cognitivo nell’anziano. La depressione nell’anziano è un altro importante problema di salute pubblica, associato ad incrementata morbilità e mortalità. Perdita di udito e depressione sono frequentemente associate nell’anziano, in quanto la perdita di udito comporta isolamento sociale, senso di abbandono e perdita dell’autosufficienza, che riducono notevolmente la qualità di vita dell’anziano. Apparecchi per l’udito e impianti cocleari sono le terapie in atto disponibili per la correzione del deficit uditivo, ma sono spesso sottoutilizzate. Pregressi studi hanno dimostrato che individui con deficit uditivo corretto da apparecchi acustici hanno minor prevalenza di depressione, rispetto a individui che non li usano. Tuttavia non era sinora nota la direzione di questa associazione, ossia se davvero usare apparecchi acustici riducesse l’incidenza di depressione o se piuttosto i soggetti depressi fossero semplicemente meno disposti ad usare questi ausili.
Per questo motivo è stato realizzato uno studio prospettico osservazionale per valutare gli effetti della correzione uditiva sulla sintomatologia depressiva, in soggetti > 50 anni che avevano ricevuto un apparecchio acustico o un impianto cocleare.

Metodi
Per questo studio sono stati considerarti tutti i pazienti over 50 che si presentavano presso un centro specializzato in disturbi dell’udito negli USA, per ricevere un apparecchio acustico o un impianto cocleare tra agosto 2011 e gennaio 2014. Di 564 pazienti selezionati, 145 hanno acconsentito a partecipare e 113 hanno completato lo studio.
Ai partecipanti veniva chiesto di compilare un questionario di autovalutazione prima del trattamento del disturbo uditivo; lo stesso questionario veniva risomministrato dopo 6 e dopo 12 mesi dall’installazione dell’ apparecchio acustico o dall’intervento per impianto cocleare. Nello specifico è stata utilizzata la Geriatric Depression Scale (GDS) a 15 items, un questionario ampiamente utilizzato per valutare la depressione nelle popolazione geriatrica. Un punteggio di 5 o superiore era considerato come indice di depressione.
Le caratteristiche cliniche e demografiche sono state comparate tra i gruppi tramite i test di Wilcoxon e di Fisher. I dati sono stati corretti per età, sesso, scolarità, storia di diabete, fumo e ipertensione.

Risultati
Dei 113 partecipanti che hanno completato lo studio, 50 sono stati trattati con un impianto cocleare e 63 con un apparecchio acustico. L’età media dei soggetti era 69,6 anni.
In soggetti che avevano ricevuto un impianto cocleare i punteggi alla GDS diminuivano del 31% dopo sei mesi e del 38% dopo un anno dall’intervento. Allo stesso modo, nei soggetti che avevano ricevuto un apparecchio acustico i valori di GDS diminuivano del 28% dopo 6 mesi e del 16% dopo 12 mesi dall’uso dell’apparecchio. I miglioramenti più marcati sono stati osservati in soggetti con elevati punteggi GDS basali. Otto pazienti (16%) con impianto cocleare e 5 con apparecchio acustico (7,9%) avevano un punteggio GDS suggestivo di depressione al basale. A 12 mesi dal trattamento, solo 6 soggetti con impianto (12%) e 3 (4,8%) con apparecchio acustico presentavano sintomatologia depressiva.

Discussione
Questi risultati mostrano che l’uso di apparecchi acustici ed impianti cocleari nell’anziano è associato ad un significativo decremento nei sintomi depressivi dopo sei mesi dal trattamento. I soggetti con impianti cocleari sembrano mostrare un beneficio più prolungato, che resta significativo anche dopo un anno dall’intervento. Per entrambi i tipi di trattamento i miglioramenti sono più marcati in soggetti con più grave sintomatologia depressiva iniziale.
Tuttavia questo lo studio presenta dei limiti dovuti al piccolo numero di pazienti studiati e alla mancanza di randomizzazione e di un gruppo di controllo. Inoltre non è stato analizzato l’effetto a lungo termine. Le migliorate interazioni sociali e la ritrovata indipendenza sono verosimilmente i meccanismi che contribuiscono al miglioramento della sintomatologia depressiva in questi pazienti. Futuri studi dovranno ulteriormente approfondire questo tema.

Commenti del relatore – Importanza per la Medicina Generale
La depressione è una condizione molto comune nell’anziano. I dati dell’ultimo report Health Search confermano che la prevalenza di depressione aumenta con l’età; a 65 anni, più del 10% delle donne e del 5% degli uomini in Italia hanno presentato sintomatologia depressiva nel corso della vita. Che l’isolamento sociale e la dipendenza da altri fossero importati fattori di rischio per depressione era noto da tempo. Il deficit uditivo, molto comune nell’anziano, limita fortemente la vita relazionale del paziente, escludendolo di fatto dai contesti familiari. La forte associazione riscontrata tra deficit uditivo e depressione dell’anziano è un’ulteriore conferma di questo. Nonostante depressione e deficit uditivo siano due condizioni molto frequenti nell’anziano esse sono entrambe sottodiagnosticate e sottotrattate. Ciò è in buona parte dovuto al fatto che esse sono spesso considerate condizioni “accettabili” in età avanzata, come se fossero parafisiologiche e naturalmente connesse all’invecchiamento. Tuttavia i dati della letteratura scientifica confermano che sottovalutare queste patologie è un grave errore. Infatti, oltre a ridurre la qualità di vita, esse accelerano il declino cognitivo nell’anziano, e la depressione aumenta anche la mortalità per tutte le patologie associate. Questo studio per la prima volta ci dimostra che la risoluzione del deficit uditivo è in molti casi sufficiente a correggere la depressione nell’anziano. Il MMG, per la sua vicinanza col paziente, è spesso la prima figura medica a rilevare sia i deficit uditivi sia la sintomatologia depressiva nell’anziano. Identificare questi disturbi in fase precoce e assicurarsi che vengano adeguatamente trattati può avere importanti ricadute sulla salute del nostro paziente.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 20 dicembre 2016
Articolo originariamente inserito il: 20 dicembre 2016
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