21
MAR
2017
Area Psichiatrica

Contraccezione ormonale e depressione [Numero 3. Marzo 2017]


Titolo originale: Titolo originale: Association of Hormonal Contraception With Depression
Autori: Wessel Skovlund C, Mørch LS, Kessing LV, Lidegaard Ø
Rivista e Riferimenti di pubblicazione: JAMA Psychiatry. 2017;74:302-303
Recensione a cura di: Domenico Italiano

Introduzione

E’ noto che la prevalenza di depressione nell’arco della vita è circa il doppio nelle donne rispetto agli uomini e questo dato non cambia nelle diverse popolazioni. Tuttavia, fino alla pubertà le ragazze hanno uguale o minore incidenza di depressione rispetto ai ragazzi. Pertanto si è ipotizzato che gli ormoni sessuali femminili abbiano un ruolo determinante nella genesi della sintomatologia depressiva. Recentemente si è scoperto che gli ormoni sessuali hanno influenza sulle regioni corticali e subcorticali implicate nei processi emozionali e cognitivi. Vi sono evidenze preliminari che l’uso di contraccettivi orali possa determinare disturbi dell’umore, in particolare i progestinici. Un meccanismo ipotizzato è dovuto all’azione dei metaboliti del progesterone sul recettore GABA, che è il principale neurotrasmettitore inibitore del sistema nervoso centrale. Inoltre il progesterone e ancor più i progestinici esogeni, incrementano i livelli di mono-amino-ossidasi portando ad aumentata degradazione della serotonina e aumentato rischio di depressione e irritabilità. Studi clinici hanno mostrato che alterazioni dei livelli di estrogeni possono scatenare crisi depressive in donne predisposte, e che donne con depressione hanno in genere ridotti livelli di estradiolo. Lo scopo di questo studio era valutare l’influenza dei vari tipi di contraccettivi ormonali sul rischio di depressione, anche in relazione alla durata del trattamento.

 

Metodi

Per questo studio è stato utilizzato un database contenente le informazioni sanitarie dell’intera popolazione danese. In particolare sono state considerate tutte le donne tra 15 e 34 anni nel periodo tra il gennaio 2000 e dicembre 2013. Le donne con una diagnosi di depressione formulata prima del gennaio 2000 o prima di aver compiuto 15 anni sono state escluse, così come le donne con altri disturbi psichiatrici. Inoltre sono state escluse donne con controindicazioni all’uso dei contraccettivi orali. Sono stati analizzati i dati prescrittivi riguardanti contraccettivi di tipo estrogenico e progestinico, considerando anche dose e via di somministrazione. E’ stato inoltre considerato un gruppo controllo di donne che non assumevano tali farmaci. Per valutare l’incidenza di depressione, sono state valutate le prime prescrizioni di farmaci antidepressivi e le nuove diagnosi di depressione in tutti i servizi di psichiatria, sia ambulatoriali che in regime di ricovero. E’ stato quindi calcolato il rischio di nuove diagnosi di depressione nel periodo di studio, oltre che l’effetto delle durata del trattamento, rispetto alle donne non trattate. E’ stata anche valutata l’influenza di età, scolarità, BMI e fumo di sigaretta.

 

Risultati

In totale sono state monitorate 1.061.997 donne (età media 24 anni, durata media follow-up 6,4 anni) e 832.938 controlli. Durante il periodo in esame, il 55.5% delle donne aveva usato contraccettivi ormonali. Durante il follow-up sono stati individuate 133.178 nuove prescrizioni di antidepressivi e 23.077 nuove diagnosi di depressione. Donne trattate con contraccettivi orali combinati, dispositivi intrauterini medicati o formulazioni depot avevano maggiore probabilità di avere bassa scolarità. Tra le donne che assumevano contraccettivi ormonali il tasso di incidenza di nuove terapie con antidepressivi era 2.2/100 persone/anno; quello di nuove diagnosi di depressione 0.3/100 persone/anno. I corrispettivi tassi di incidenza in donne che non assumevano contraccettivi ormonali erano 1.7 e 0.28 /100 persone/anno, rispettivamente. Globalmente, il rischio di depressione ad un anno in pazienti trattati con contraccettivi ormonali rispetto a chi non li assumeva era 1.6 (95% CI 1.58-1.69). Considerando le singole molecole, chi usava contraccettivi orali con estroprogestinici associati aveva un rischio di depressione 1.8 volte più alto (95% CI 1.75-1.84); chi usava solo progestinici 2.2 volte più elevato (95%CI 1.99-2.52). Le altre vie non orali (cerotto transdermico, dispositivo intrauterino medicato, anello vaginale) comportavano un rischio incrementato di 3 volte. La probabilità di iniziare una nuova terapia antidepressiva era 1.8 (95% CI 1.72-1.88) per le adolescenti e 1.4 (95% CI 1.29-1.47) per le donne tra i 20 e i 30 anni. Inoltre il rischio incrementava con la durata del trattamento. L’uso di contraccettivi ormonali per meno di un mese comportava un rischio di depressione di 1.2 (95% CI 1.00-1.44) rispetto a chi non li assumeva. Ma dopo 6 mesi di trattamento il rischio saliva a 1.5 (95% CI 1.36-1.64); successivamente il rischio tornava a diminuire, non essendo significativo per trattamenti superiori ad un anno. Il rischio non si modificava significativamente quando corretto per fumo di sigaretta e BMI.

 

Discussione

Questo studio ha monitorato tutte le donne danesi tra 15 e 34 anni per un periodo massimo di 14 anni. I risultati mostrano che l’uso di tutti i tipi di contraccettivi ormonali era associato ad un successivo inizio di terapia antidepressiva e diagnosi di depressione. Ciò conferma la teoria del coinvolgimento del progesterone nella genesi della depressione, poiché derivati progestinici sono presenti in tutti i contraccettivi. Il rischio maggiore per i cerotti transdermici e anelli vaginali rispetto ai farmaci per via orale è probabilmente dovuto al dosaggio più che alla via di somministrazione. I prodotti a base esclusivamente di progestinici, inclusi i dispositivi intrauterini, incrementano ulteriormente il rischio di depressione. Le adolescenti sono inoltre a rischio maggiore rispetto alle donne tra 20 e 34. Sarebbe utile pertanto scegliere la terapia con contraccettivi ormonali tenendo conto anche del profilo psichico della paziente, privilegiando i trattamenti a minor impatto sui disturbi dell’umore.

 

Commenti del relatore-Rilevanza per la Medicina Generale

Questo studio ha evidenziato che assumere contraccettivi ormonali espone le donne a maggior rischio di depressione. I contraccettivi ormonali sono oggi ampiamente usati, oltre che per prevenire gravidanze indesiderate, anche per il trattamento di sindrome dell’ovaio policistico e disturbi del ciclo mestruale. E’ ben noto che questo tipo di terapia comporta anche un aumento del rischio trombotico, in particolare di trombosi dei seni venosi cerebrali. L’uso è infatti sconsigliato in presenza di fattori che aumentano ulteriormente il rischio ischemico quali emicrania con aura, fumo di sigaretta, trombofilia genetica. I ginecologi sono da sempre molto attenti ad eseguire lo screening per questi fattori di rischio prima di procedere alla prescrizione di un contraccettivo orale. Tuttavia la stessa attenzione non è rivolta ai disturbi dell’umore. In atto i farmaci contenenti esclusivamente progestinici sono i più usati in quanto percepiti come meglio tollerabili sia dalla paziente che dallo specialista, ma sono proprio quelli che comportano maggior rischio di depressione, in particolare nelle adolescenti. Il MMG ha certamente una più profonda consapevolezza della salute psichica del paziente, maturata in anni di conoscenza. In pazienti con familiarità per depressione, basso contesto socio-economico, obesità, la possibilità che una terapia a base di progestinici possa precipitare un episodio di depressione maggiore è veramente molto alta. In questi casi sarebbe opportuno che il MMG concordasse con il collega ginecologo una terapia contraccettiva di tipo non ormonale, o eventualmente una formulazione con minor impatto sui disturbi dell’umore.

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Ultimo aggiornamento di questa pagina: 21 marzo 2017
Articolo originariamente inserito il: 21 marzo 2017
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