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Antidepressivi SSRI e rischio emorragico

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Un effetto avverso e una potenziale interazione farmacologica noti da alcuni anni, di cui dobbiamo tenere conto nei nostri pazienti, sempre più anziani e sempre più politrattati, è l’aumento del rischio di sanguinamento nei soggetti in terapia con antidepressivi della classe degli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors).

Questi farmaci espongono a sanguinamenti con un meccanismo legato alla serotonina, coinvolta nell’aggregazione piastrinica: le piastrine non sono in grado di sintetizzare la serotonina e dipendono da quella circolante, ma gli SSRI inibiscono il trasportatore della serotonina, responsabile dell’assorbimento della serotonina nelle piastrine. È quindi ipotizzabile che gli SSRI impoveriscano la serotonina piastrinica, con conseguente riduzione della capacità di formare coaguli e aumento del rischio emorragico.

La letteratura è piuttosto ricca su questo argomento (circa 200 risultati su Pubmed a partire dal 2000) e gli studi si sono focalizzati principalmente sui sanguinamenti gastroenterici e sulle emorragie cerebrali.

Gli SSRI aumentano il rischio di sanguinamento gastrointestinale almeno di 2 volte rispetto ai pazienti che non utilizzano questi farmaci. Il rischio assoluto è basso ed è quantificabile in circa 3 episodi in più di sanguinamento gastrointestinale richiedenti l’ospedalizzazione ogni 1000 pazienti per anno di trattamento, mentre il rischio relativo è equiparabile al rischio relativo che corrono i pazienti che usano aspirina o altri FANS.

Rispetto ad altre classi di antidepressivi, gli SSRI comporterebbero un maggior rischio di sanguinamento nei pazienti anziani, soprattutto negli ultraottantenni o in quelli con storia di sanguinamento gastrointestinale; il rischio aumenta se l’SSRI viene assunto insieme ad aspirina o un altro FANS. In tutte queste condizioni perciò gli SSRI dovrebbero essere evitati o associati a un inibitore di pompa.

L’associazione di un antidepressivo SSRI con un anticoagulante anti-vitamina K ha comportato un aumento del rischio emorragico rispetto all’anticoagulante da solo (RR = 1,6). Inoltre l’interazione SSRI – anticoagulante è di tipo maggiore: le alterazioni dell’INR sono garantite se un SSRI viene iniziato, sospeso o modificato di posologia durante la terapia con un anti-vitamina K.

Una metanalisi del 2012 nei pazienti trattati con SSRI ha mostrato un aumento di 1,5 volte del rischio di emorragie cerebrali (non subaracnoidee).

Probabilmente il rischio assoluto di questo effetto avverso è basso, ma deve essere tenuto in conto nei pazienti a maggior rischio emorragico e in quelli trattati con altri farmaci che possono causare emorragie.

Serotonin reuptake inhibitor antidepressants and abnormal bleeding: a review for clinicians and a reconsideration of mechanisms.
J Clin Psychiatry. 2010 Dec;71(12):1565-75

Interaction between selective serotonin reuptake inhibitors and nonsteroidal antiinflammatory drugs: review of the literature.
Pharmacotherapy. 2006 Sep;26(9):1307-13

Gilberto Lacchia

Tratto dal Blog:"Prescrivere" VAI AL BLOG
È esclusivamente del dott. Lacchia la responsabilità del contenuto e delle opinioni espresse in questo articolo, redatto in modo indipendente da SIMG.

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